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Toro: l’ennesima comparsata

Dopo l'illusione la delusione, Lazio e Napoli rappresentano il leitmotiv del solito, vecchio film granata

Toro: l’ennesima comparsata

Dopo l’ennesima sconfitta in campionato, in quel di Napoli, giudicare la pochezza tecnica della squadra risulterebbe persino pretestuoso. Le scelte tecniche di D’Aversa continuano a lasciare più di qualche dubbio, specie dopo le continue, costanti conferme in negativo da parte di più di qualche interprete. Rimane la magra consolazione del goal di Casadei e del cercare di raggiungere un pareggio tanto insperato quanto davvero poco meritato.

Le scelte di D’Aversa

Si insiste con il 3-4-1-2, con gli stessi artefici della vittoria casalinga contro la Lazio. Ci si intestardisce su Lazaro, ormai prossimo alla pensione anticipata e su un Duvan Zapata che continua a far capire che il suo utilizzo dovrebbe esser pari a quello di Lukaku dall’altra sponda. Percorso inverso quello di Casadei, uno dei pochi centrocampisti in grado di segnare ma relegato in panchina anche dal tecnico di Stoccarda: misteri della fede.

La pochezza tecnica di questa squadra supera di gran lunga quella di tanti altri progetti lasciati volontariamente a metà da Urbano Cairo. Eppure quasi fa tenerezza vedere un Vlasic correre come un dannato alla ricerca di gloria personale, con l’80% dei granata che sono impegnati a contare ogni singolo tifoso dello Stadio Maradona. Ci si stringe idealmente tutti intorno a Simeone che si stizzisce dopo l’ennesimo passaggio a vuoto di Lazaro, si spera quasi che la partita, appena iniziata, finisca in fretta perchè l’indomani mattina ci si sveglia presto per le qualifiche della F1 in Australia. Insomma, zero aspettative, solo ferma e mera constatazione dei fatti: questa squadra è, e continua ad essere, lo specchio di questa società: inesistente.

Il progetto zeta

Se l’alfabeto italiano è composto da 21 lettere, tanti quanti i progetti “non progetti” di Cairo, potremmo dire che siamo arrivati alla “zeta”. Il progetto zeta propone lo stesso menù, sulla carta agrodolce, al palato amaro come un qualsiasi prodotto scaduto o scadente. Lo sanno i tifosi, lo sa la squadra, lo sa il Presidentissimo che ormai si dilegua dall’onnipresente narcisismo davanti alle telecamere anche quando la squadra vince. Ci si aspetta sempre quell’Indipendence Day, quei fuochi d’artificio tra parate, barbecue ( ma per favore, non davanti al Fila…), quelle bevute senza sosta che porteranno tanti lavoratori ad esser assenti da lavoro per giorni e giorni senza uno straccio di giustificazione. Ci si aspetta quel “ho venduto il Toro“. E poco importa se il prossimo proprietario sarà il giardiniere del condominio ripartendo dall’Eccellenza. Questa maglia merita ben altro. E se persino Giulio Cesare affermava che preferiva esser primo in un piccolissimo villaggio delle Alpi che secondo a Roma…

La mediocrità

C’è chi dice che sia una malattia, la mediocrità. La gente smette di pensare, di provare emozioni, di interessarsi alle cose. Nessuno che si appassioni o creda in qualcosa che non sia la sua piccola, dannata, comoda mediocrità. Ci si crogiola nel galleggiare, senza meta, senza obiettivi, senza traguardi, senza sogni da voler realizzare. E’ davvero questo il destino del tifoso granata, ormai “cullato” dalla dimensione “zeta” della società di Urbano Cairo? Il tifo organizzato sta dando delle risposte chiare ed inequivocabili: si protesta almeno fino a fine stagione. Ma che questo sia solo l’inizio.

l’Indipendence Day passi anche da qui, oggi, da Napoli. Da questa( ennesima) sconfitta.

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