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Toro: allenatore nuovo, società vecchia e Cairo resta l’unico titolare inamovibile

Il Toro è tornato a cambiare allenatore: dopo aver liquidato Paolo Vanoli, sotto la presidenza di Urbano Cairo arriva Marco Baroni, ex tecnico della Lazio, con un contratto biennale firmato oggi. Il presidente Cairo lo accoglie con un classico «Benvenuto al Toro! Buon lavoro e Sempre Forza Toro». Le parole di facciata, però, non cancellano il deserto di idee e risultati che contraddistingue la gestione dell’era Cairo.

Numeri e mancati obiettivi

  • Undicesimo posto nell’ultima stagione, con 44 punti: 10 vittorie, 14 pareggi e 14 sconfitte.

  • Nessuna qualificazione europea né percorso in Coppa Italia degno di nota.

  • Derby persi: battuti regolarmente da Juventus e, spesso, da rivali meno prestigiosi.

  • Il budget continua a rimanere modesto rispetto alla tradizione granata, senza un piano di crescita credibile.

Toro: cambiano gli attori ma il film è sempre lo stesso

Arriva Baroni, tecnico con buone intenzioni e curriculum rispettabile, ma ingabbiato in un ecosistema che storicamente soffoca ogni autonomia. Come già accaduto a Vanoli, anche Baroni rischia di diventare l’ennesimo “consigliere tecnico” senza potere reale. Ogni mercato, scelta tattica, investimento – sarà pro forma approvato da dirigenti e proprietà, non dall’allenatore. Eppure Cairo, anche oggi, lo accoglie come se portasse la salvezza: ma di salvatori in maglia granata ce ne sono stati fin troppi, senza che la società però cambiasse mai registro.

Baroni arriva con l’enfasi dei media “di regime”

Baroni arriva con il plauso e l’enfasi dei media “di regime”, ma sarà davvero in grado di imprimere una svolta? Non se rimarrà confinato a semplici soluzioni tampone, senza autonomia su mercato e strutture. Il rischio – concreto – è che la sua figura venga canalizzata come cuscinetto tra tifosi infuriati e una proprietà lontana, che preferisce tagliare i ponti (o i contratti) piuttosto che cambiare strategia.

Cosa manca davvero

  • Un piano di medio-lungo periodo, con investimenti su infrastrutture, scouting e settore giovanile.

  • Libertà reale per il tecnico, non solo un contratto a vuoto.

  • Una società che faccia da società, non un presidente che decide tutto da solo, e spesso in ritardo e con logiche personali legate a suoi tornaconto economici.

Il Toro rimane grigio: cambia l’allenatore, non lo spirito. Cairo può salutare Baroni, ma i tifosi sanno che la vera rivoluzione non arriverà finché la società rimarrà la stessa. Se non si cambiano le regole di gestione, anche il miglior tecnico finirà per fare da lampada a petrolio: accesa oggi, spenta domani.

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