Storia di un ginepraio variopinto, a tinte granata.
Quanto sarebbe stato bello chiamarlo “Arena”, ove il coraggio, la sovranità dell’essere umano si specchiava a volte con la fragilità e la sua vulnerabilità. In quello stadio, nel corso degli anni, il Toro ha dato mostra di coraggio e di dignità, di debolezza e di mille difficoltà. Insomma, un mix di emozioni e di frustrazioni riassunte in un unico luogo: lo Stadio Olimpico Grande Torino.
La storia
Costruito nel 1933 con lo scopo di ospitare i Littorali ed i Campionati Internazionali Studenteschi, lo Stadio Olimpico Grande Torino venne progettato da ben tre imprese diverse al fine di dimezzarne il tempo dei lavori. Strano a dirsi in questi tempi.
La capienza sarebbe dovuta essere originariamente di 65.000 persone (all’epoca sarebbe diventato lo stadio più capiente d’Italia), con una pista di atletica intorno al campo di gioco a sei corsie. I lavori durarono relativamente poco, dal 21 settembre 1932 ad aprile 1933, con l’inaugurazione ufficiale il 14 maggio di quello stesso anno. Venne intitolato “Stadio Municipale Benito Mussolini”. Avrebbe cambiato nome ben 4 volte fino ai giorni nostri: Stadio Comunale nel dopoguerra, Stadio Comunale Vittorio Pozzo fino al 1986, Stadio Olimpico nel 2006 in occasione dei Giochi Olimpici Invernali e per ultimo, dal 2016, Stadio Olimpico Grande Torino, in omaggio alla squadra più forte e più leggendaria di tutti i tempi: il Grande Torino.
Le tappe di un viaggio ad ostacoli
La storia dello Stadio Olimpico Grande Torino ha di per sé raccolto diverse tappe che ne hanno limitato grandezza, ristrutturazioni e sviluppo. Basti pensare che già nel 1990, anno dei Mondiali Italia ’90, si optò per la costruzione di un nuovo stadio (il Delle Alpi), piuttosto che ristrutturare l’allora Stadio Comunale, usato solo per allenamenti e qualche partita delle squadre giovanili. Il primo vero restauro dei giorni nostri avvenne poco prima del 2006, anno in cui Torino cominciò a splendere di luce propria. Un restauro che, di fatto, prevedeva il mantenimento delle già esistenti strutture, poiché vincolate dai Beni ambientali ed architettonici, con l’aggiunta di un terzo anello e di alcune strutture verticali, chiuse in una parte. Le nuove norme sulla sicurezza dell’impianto ne hanno limitato fortemente il numero di spettatori, previsto per 65.000 persone ma ridotto a circa 27.000 al coperto.
Le ipoteche
Facendo due passi indietro, all’epoca del restauro del Comunale, il sindaco di Torino nel 2002, Chiamparino, propose al Torino di Cimminelli l’acquisto della stadio, stipulando un accordo di concessione dei diritti di superficie con il club granata per 99 anni a 3 milioni e mezzo. Concessione che, a seguito del fallimento finanziario del club di Cimminelli nel 2005, decadde e che porto la Città di Torino a ri-prelevarlo. I tanti debiti accumulati in più di 20 anni nei confronti del Fisco, hanno portato a dei vincoli sullo Stadio Olimpico Grande Torino pari a 38,6 milioni, cifra non di poco conto che gravava anche su qualsiasi opzione di acquisto.
Il passo decisivo si compie durante l’attuale gestione del sindaco Lo Russo, a fine maggio 2025: dopo due decenni si apre una nuova era per lo Stadio Olimpico Grande Torino, con la comunicazione ufficiale delle Agenzie delle Entrate-Uniriscossioni di accettazione della richiesta formale del Sindaco stesso di cancellazione delle ipoteche in essere. “Questa è una vittoria importante- sottolineava qualche ora dopo Lo Russo– che ci consente di pensare in modo concreto al futuro dell’impianto. Ora si potranno esplorare strade fino a ieri precluse, come la vendita del diritto di superficie o collaborazioni con soggetti privati”.
Inutile sottolineare il fatto che ci si auspicava delle proposte di acquisizione, di ristrutturazione e gestione dello stadio con lo scopo unico di farlo tornare a risplendere di luce propria. Tentativo, per ora, andato a vuoto.
Le parole di Cairo
Era il 22 febbraio 2025, alcuni mesi prima della cancellazione delle ipoteche. Cairo esordiva con queste parole: “Comprare lo stadio? Stiamo a vedere, noi non siamo attori di questa vicenda. Noi parliamo di cose che si possono fare, acquistare lo stadio oggi non è possibile”. Sia chiaro, l’idea di dover investire svariati milioni nell’impianto che necessitava ( e che necessiterebbe tutt’ora) di una sostanzialen e massiccia ristrutturazione, non ha mai per davvero allettato Urbano Cairo. Intanto, il presidente del club granata riesce a strappare un accordo di concessione per 18 mesi, fino alla fine del 2026.
Da quel giorno, il silenzio. Silenzio durato quasi un anno durante il quale ci si sarebbe aspettato un deciso passo in avanti del club di Cairo in ottica stadio. Eppure, durante la conferenza stampa di presentazione di Roberto D’Aversa, Cairo sembra sceso da Marte. Incalzato dal giornalista di Tuttosport, Marco Bonetto, il presidente granata sostiene con testuali parole: “Il Comune ha detto di essere disponibile a vendere lo stadio solo da gennaio perché prima c’erano le ipoteche“.
Dichiarazioni che hanno lasciato di stucco tutti i presenti in sala e non solo. Non si fa attendere la risposta di Lo Russo: “Quella dello stadio è una questione che rappresenta per la Città una priorità da affrontare con la massima rapidità. E ricordo a tutti che la Città aveva fatto tutti il possibile, a suo tempo, per togliere le ipoteche dallo stadio. E poi anche per creare le condizioni adatte affinchè ora si trovi una soluzione nuova, positiva. Al massimo entro l’estate va individuato ed avviato un percorso chiaro. Restiamo in attesa di un incontro con il Torino per le opportune valutazioni della questione“. Poi, di nuovo, il silenzio. Le voci si rincorrono, dossier della società granata che pare stia circolando tra i corridoi delle grandi banche d’affari. Insomma, una insalata mista dagli ingredienti sconosciuti.
Il ruolo di Nonsolocalcio.news
Lunedì 13 aprile, tra poche ore, la nostra testata giornalistica affronterà in prima linea il tema Stadio Olimpico Grande Torino con ospiti illustri del mondo giornalistico e del Comune di Torino, cercando di porre solide basi di informazione laddove, ad oggi, sembrerebbero non esserci, almeno da parte del club granata.
La nostra speranza è che una soluzione, drastica, possa far finire un calvario, l’ennesimo, che sta toccando le radici del mondo granata da oltre 20 anni.
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