
Comincia finalmente a prendere forma la nuova versione del Napoli 2026/27. L’accordo con Massimiliano Allegri era ineluttabile e adesso ha anche il crisma della ufficialità: contratto triennale da 4,5 milioni, più bonus in caso di qualificazione Champions. Nonchè un plus legato all’ipotesi scudetto. La scelta di Aurelio De Laurentiis segue una chiara continuità di principi tecnico-tattici con la precedente gestione. Perciò mette al centro del progetto il Conte Max. Però bisogna seguire il filo del pensiero della proprietà per comprendere la strategia della società partenopea in ottica squadra che verrà.
ADL resta innamorato delle sue idee, ribadite da Manna nelle interviste rilasciate nei giorni scorsi. Intervenendo dal Grand Hotel di Rimini per la cerimonia d’apertura del calciomercato, è stato fin troppo chiaro: “Se non parte nessuno non arriva nessuno…”.
Il diesse, dunque, si muoverà seguendo alcune certezze programmatiche, frutto di una visione chiara: “L’anno scorso abbiamo investito molto. Qualcosa è andata bene, qualcosa meno, ma siamo tranquilli. Pensiamo di avere una rosa completa…”.
Necessità virtù, senza minusvalenze
Insomma, appare evidente che il presidente abbia avanzato le proprie istanze sul piano finanziario, delineando un perimetro dentro cui dovrà obbligatoriamente barcamenarsi la direzione sportiva. In soldoni, sgravare il monte-ingaggi, oltre ad abbassare l’età media della rosa, composta da un numero discreto di ultratrentenni. In ogni caso, la base di partenza di qualsiasi discorso dovrà essere la rivalutazione dei giocatori acquistati a peso d’oro. Allora, è presumibile che prenda forma un orientamento netto, quasi iperprotettivo, nei confronti di profili tipo Lang, Lucca e lo stesso De Bruyne. Magari riabilitarli calcisticamente, al momento, mette profonda tristezza nei tifosi. Nondimeno, potrebbe rivelarsi utile.
Questo atteggiamento dovrebbe fare da cornice a una grossa mediazione. Cioè, tentare di ringiovanire, almeno parzialmente, l’undici titolare, concedendo ampio spazio a risorse del calibro di Alisson Santos e Vergara. Che hanno dimostrato di avere un bagaglio qualitativo già importante. Tra l’altro, il contributo in termine di maggiore freschezza atletica e mentale sembra una cosa di cui il Napoli senta la necessità. Al contempo, confermare in blocco i senatori, che comunque non sono ancora talmente usurati, da ritenerli sul viale del tramonto, oppure a fine carriera. In aggiunta, sanno cosa significa indossare la maglia azzurra dal punto di vista dell’identità ambientale e del senso di appartenenza.
Probabilmente, Allegri allungherà le rotazioni rispetto al passato, per sostenere il doppio impegno (campionato e Champions League), senza accusare ripercussioni da cali di forma. Dovendo sopperire pure agli infortuni, che non mancano mai nell’arco di un’annata lunga e logorante. Per rendere la stagione sostenibile nel lungo periodo servirà fiducia nelle seconde linee. Ergo, dare vita ad un reale turnover. Optare per scelte di formazione coraggiose, tenendo in panchina talvolta alcuni dei presunti titolarissimi, consentendogli di rifiatare, anziché aspettare che insorgano problemi fisici.
Lavoro e mercato low cost
Il grande spauracchio resta il peso economico degli stipendi elargiti a Lukaku e De Bruyne, oggi alquanto insostenibile per le casse di un club virtuoso e attento come pochi al bilancio. A peggiorare la situazione del centrocampista, la difficoltà nel trovargli una precisa collocazione in campo. Qui troviamo il punto interrogativo fondamentale sul futuro di KDB, ormai incapace di esprimere con intensità il talento sopraffino di cui è dotato. Urge riflettere sulla sua incisività; capire se da pedina chiave del 4-1-4-1 disegnato da Conte possa convertirsi, ricollocandosi in un sistema diverso. Molti opinionisti lo immaginano da metodista, affiancato a Lobotka nella fase di costruzione. Ma le sue caratteristiche sono quanto di più lontano da quelle del classico pivote. Nonostante abbia piedi educatissimi e letture visionarie. Inoltre, i limiti palesati al Mondiale sotto il profilo di ritmo e dinamismo lo renderebbero vittima sacrificale delle marcature a uomo che imperversano in Serie A.
Ecco, quindi, tornare prepotentemente ai motivi che hanno spinto De Laurentiis a prendere Allegri. Potrà apparire banale, ma il Napoli deve realizzare un incastro tutt’altro che semplice. La prospettiva rimane quella di cercare un vantaggioso compromesso, tenendo assieme i profili che compongono attualmente l’organico. Una logica funzionale a edificare una squadra ambiziosa. Che costringe Manna a fare i conti con le strettoie del budget. Per cui, non può ricorrere agli investimenti sontuosi messi in atto la scorsa estate. Ma altresì tenterà di soddisfare le tante esigenze del nuovo allenatore, preoccupandosi di trasformare le opportunità in operazioni tese a rinforzare la squadra.
Gila svanito o lasciato andare
In questo scenario, per esempio, la narrazione giornalistica che vorrebbe Gila della Lazio vicinissimo all’accordo col Milan non tiene conto della premessa iniziale. Nella logica del rinnovamento previsto in difesa con l’uscita di Juan Jesus, l’interesse dei partenopei era veritiero, tuttavia nasceva da una premessa, tale da complicare subito l’eventuale trattativa: aspettare pazientemente Marianucci, Beukema e Rafa Marín, invece di svalutarli, sperando che facciano vedere di che pasta siano fatti effettivamente.
Coerentemente con questa strategia, senza qualche investimento importante, chissà se basterà il carisma di Allegri, associato al risultatismo ed al corto muso, per presentarsi al via in qualità di competitor dell’Inter, che sulla carta parte da favorita nei pronostici degli addetti ai lavori. L’allenatore sembra aver scelto Napoli con la consapevolezza di determinati limiti operativi. Toccherà a lui lavorare con il materiale a disposizione per aumentare il livello prestativo della squadra.
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