
Nel Belgio che strappa un incredibile passaggio agli ottavi al Senegal grazie a una clamorosa rimonta – sotto di due gol a quattro minuti dalla fine, pareggia con Lukaku e Tielemans, quindi la ribalta definitivamente, con un rigore nel recupero dei supplementari, realizzato dal centrocampista dell’Aston Villa – Kevin De Bruyne continua a deludere. Senza ricorrere a tanti giri di parole per spiegare come tenga il campo ai Mondiali l’ex Manchester City, basta una semplice metafora calcistica: praticamente, cammina. Una pessima notizia anche per i tifosi partenopei. In tal senso, Massimiliano Allegri dovrà usare tutti i requisiti da istrionico comunicatore, per convincere l’ambiente, ed al contempo i compagni di squadra, che il “suo” Napoli possa sostenere le qualità di un giocatore tecnicamente sublime. Ma ormai incapace di esprimere il suo talento sopraffino a ritmi decenti.
Vero è che tra le doti del Conte Max rientra certamente quella di saper entrare in sintonia con lo spogliatoio, tirando così fuori il meglio dalle risorse messegli a disposizione. I miracoli, nondimeno, sono ben al di là da riuscirgli. Per cui, con il rispetto che si deve a un top player del calibro di KDB, e senza volersi macchiare del reato di lesa maestà, convincere l’opinione pubblica che gli azzurri possano immaginare il loro futuro mettendolo al centro del progetto, appare davvero complicato. Fatto sta che, perla di saggezza a parte, in vista della prossima stagione, Allegri avrà il suo bel da fare per costruire un Napoli competitivo, obbligato a coniugare l’atteggiamento assai dinamico della squadra, con le lacune sul piano dell’intensità palesate coi Diavoli Rossi da De Bruyne.
Problema o complemento di lusso

Considerando che lo stesso Lukaku sembra lontanissimo dal suo prime, sussiste il rischio concreto che all’ombra del Vesuvio dovranno rassegnarsi. Del resto, Manna è stato chiaro: ad ogni eventuale acquisto deve corrispondere prima una cessione, necessaria per bilanciare il “peso” di una rosa extra-large. Vana dunque la speranza che il direttore sportivo riesca a cedere i due belgi, si va verso una transizione morbida. Ovvero, portarli alla naturale scadenza del vincolo contrattuale. Nel frattempo, l’allenatore sarà costretto a utilizzarli, magari come complementi di lusso. Perché affidare una maglia da titolare a chi sostanzialmente si trascina per il campo – questo, finora, il responso della rassegna mondiale – non è il miglior viatico per accampare poi pretese ambiziose.
Se vogliamo, è un problema di efficienza, piuttosto che di mera qualità. Per rendere De Bruyne funzionale agli altri uomini in organico, Allegri potrebbe inserirlo in un contesto che valorizzi il piede educato, scovando soluzioni che ne esaltino le letture a tratti visionarie, invece di soffocarlo tatticamente. Insomma, schierarlo in un ruolo sicuramente diverso dal 4-1-4-1 scelto inizialmente da Conte la passata annata. Un sistema decisamente troppo statico, che prevedeva la salita in verticale sulla fascia destra di Di Lorenzo, oltre all’occupazione dei corridoi intermedi con Anguissa e lo stesso KDB. L’unica variante in grado di garantire un minimo di dinamismo era lo scivolamento di McTominay tra le linee, a oscillare tra l’ampiezza mancina e il centro-sinistra. Perciò spesso l’atteggiamento del Napoli corrispondeva a uno sterile possesso perimetrale, con i giocatori fermi, a ricevere suoi piedi. Ergo, impossibilitati a produrre qualcosa di interessante.
Garcia confuso, come i suoi predecessori
Lecito a questo punto domandarsi in quale posizione possa effettivamente riciclarsi De Bruyne. Abbassarlo per cucire la manovra, fornendo supporto a Lobotka in fase di uscita dal basso, costringerebbe il Napoli a giocare col doppio pivote. Peccato che il modo di muoversi nel Belgio abbia sbloccato un ricordo; non serve (quasi…) a niente piazzarlo a supporto dell’impostazione primaria, poiché resta una mezzala offensiva, da impiegare esclusivamente nell’ultimo terzo di campo. Allora, nella propria trequarti si trasforma in un metodista scolastico, che si limita allo scarico, senza nessun’altra idea. Complicato, inoltre, chiedergli di inserirsi, vista la distanza da percorrere tra la zona di costruzione e quella di rifinitura. Un grossolano errore, che accomuna l’attuale commissario tecnico, Rudi Garcia, ai suoi predecessori, Domenico Tedesco e Roberto Martínez.

Paradossalmente, gli infortuni a raffica che hanno falcidiato la squadra di Conte sono stati la molla per cambiare modulo, passando al 3-4-2-1. Dove a sviluppare un calcio orientato maggiormente alle connessioni provvedevano Alisson Santos e Vergara. Ma lavorando da sottopunta, con il passo cadenzato che tiene adesso, KDB saprebbe assicurare superiorità posizionale? Ruotare continuamente, affinché si determinino situazioni utili a portare fuori zona l’avversario diretto, presuppone una salute che onestamente manca al numero undici in maglia azzurra. Meglio il brasiliano oppure il prodotto del settore giovanile.
Indicativa la loro maniera di essere complementari. Con Spinazzola o Gutierrez che si accentravano spontaneamente, portando via un uomo, aprendo altresì il binario allo strappo in profondità dell’ex Sporting. Letale con la sua rapidità, associata ai dribbling nello stretto. Mentre, sul versante opposto, a minacciare la difesa erano le ricezioni interne, fronte alla porta, dell’offensive player di Frattamaggiore. Da lì in avanti, l’abilità nell’imbucare alle spalle della retroguardia schierata, offrivano al Napoli preziose linee di passaggio. In questo scenario, non va trascurato l’apporto di Hojlund, centravanti di raccordo, bravo nel coprire il pallone, tenendolo a più altezze del campo. Ecco, approntare attacchi posizionali, favorendo delle combinazioni pericolose, all’altezza di una squadra intenzionata a legittimarsi come competitor credibile dell’Inter, nonché vogliosa di scavallare almeno la “fase campionato” della Champions League, diventerà l’incombenza di Allegri. Giocando al ritmo di De Bruyne, però, questa missione non è affatto scontata.
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