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Adesso cosa succederà al Napoli? Vediamo se Allegri mette tutti in discussione o incastra tra loro le varie pedine in rosa

Al nuovo allenatore spetterà giudicare il valore complessivo dell’organico azzurro, tra potenziali risorse e talenti con la brillantezza smarrita

Quanto potrebbe essere impattante Massimiliano Allegri sulla panchina del Napoli? Prematuro dirlo adesso, proviamo comunque a fare qualche ragionamento.

Presumibile che una delle richieste fatte dalla proprietà al nuovo allenatore abbia avuto come oggetto un diverso approccio alla Champions League. Il progetto tecnico affidato al Conte Max non dovrà quindi focalizzarsi esclusivamente sul campionato. ADL pretende una certa competitività anche a livello internazionale. Non è più disposto a sopportare le difficoltà palesate nell’ultimo anno, culminato con una precoce eliminazione. Certamente, era sua intenzione almeno scavallare la “fase campionato”. Nella Coppa dalle Grandi Orecchie sono emersi i limiti strutturali di una squadra ottimizzata per interpretare efficacemente i ritmi blandi della Serie A, ma del tutto incapace di sostenere l’intensità europea.

Per migliorarsi servirà anzitutto cambiare atteggiamento. Dentro una competizione così tirata, qualsiasi avversario, non solo gli “élite club” maggiormente attrezzati, è in grado di rendersi pericoloso. Del resto, gli episodi finiscono inevitabilmente per condizionare il percorso di chi non sa gestire al meglio i momenti della partita: pensiamo al maldestro tentativo di controllare il risicato vantaggio di Copenaghen. Sarebbe bastato riuscire a proteggere almeno il gol di McTominay per giocarsi il passaggio agli ottavi contro il Chelsea, all’ultima giornata. Invece gli azzurri, nonostante fossero in superiorità numerica per un’ora abbondante, finirono per subire le iniziative di danesi. Pagando poi un prezzo carissimo.

Pressing e difesa alta

Un’altra riflessione riguarda gli aspetti puramente tattici. In tal senso, la scelta dell’allenatore livornese è logica. Oltre che orientata alla continuità. La squadra di Conte si calava perfettamente nel contesto del campionato italiano, dove ormai i sistemi difensivi più diffusi si fondano sulle marcature a uomo in ogni zona di campo. Perciò cercava di manipolare gli avversari affidandosi al palleggio, o appoggiandosi direttamente sulla punta. Una soluzione che, associata alla fisicità ed alle letture negli inserimenti di McTominay, garantiva alternative plausibili in fase offensiva.

Può darsi che il prossimo Napoli sarà meno passivo in termini di pressing; alzerà il baricentro, con l’intenzione di spingere qualche metro in avanti la linea difensiva, rispetto al recente passato. Nondimeno, scordiamoci la pressione esasperata, talmente ossessionante da arrivare addirittura nella trequarti altrui. Nelle corde di questo gruppo resta forte l’attitudine alla copertura degli spazi, da realizzare attraverso un controllo attento e maniacale delle distanze tra i reparti. Non dimentichiamoci che in rosa manca un difensore veloce ed esplosivo nel primo passo. Intricato adattare i vari Buongiorno, Rrahmani o Beukema a un modo estremo di interpretare il ruolo. Per cui, sarebbe un suicidio concedere molto campo alle spalle della retroguardia.

Dribbling e creatività tra le linee

Optando per la linea della continuità, resta in piedi un’altra considerazione. Il gioco di Conte era abbastanza monodimensionale, con un possesso spesso perimetrale, che si concretizzava in un mero giropalla, senza alcuna possibilità reale di creare pericoli, se Hojlund non vinceva fisicamente i duelli. Chiaro che Allegri dovrà scovare nuove ipotesi offensive. La presenza di Lukaku forse suggerisce un intervento radicale, ovvero, un attacco a due punte?

Una rivoluzione affascinante, eppure complicata, poiché sarebbe necessario rinunciare sia alle ali tradizionali (Allison Santos, Neres), che a una mezzala associativa con l’indole da trequartista del calibro di Vergara. Insomma, si dovrebbero trovare nuovi equilibri complessivi. Un’operazione decisamente invasiva, da supportare con interventi importanti al calciomercato, sul piano degli acquisti e delle cessioni. Inoltre, va risolto il rebus De Bruyne: un profilo indiscutibilmente assai qualitativo, ma del tutto non autosufficiente se si muove ai ritmi da dopolavoro. Allora, come integrare l’ex Manchester City in un contesto del genere?

Provando ad occupare la zona centrale del campo alle spalle dell’unico attaccante, sfruttando le abilità di KDB, un calciatore dotato di grande tecnica e letture visionarie. Peccato che per fare la differenza tra le linee, muovendosi come il classico trequartista, serva notevole dinamismo. Mentre la brillantezza fisica pare difettare attualmente al belga. Meglio andare sul sicuro, affidarsi a specialisti dell’isolamento nell’uno contro uno. Gente che possa generare superiorità numerica puntando il dirimpettaio (Allison Santos, Neres, lo stesso Politano), con un feeling particolare per gli spazi stretti e lo spunto in dribbling.

Provare a cambiare modulo?

Questi ragionamenti confluiscono nella madre di tutte i dilemmi: sarà possibile con Allegri arrivare a un cambio di modulo, oppure proseguirà sulla strada della difesa a tre, con relative varianti sul tema (3-4-3 e 3-4-2-1)?

Conte aveva mostrato una discreta liquidità nella risalita dal basso, sfumando la posizione da “braccetto” di capitan Di Lorenzo, che si alzava alla massima ampiezza, alla stregua del terzino di una difesa a quattro. Nel frattempo, Rrahmani e Buongiorno si aprivano, lasciando spazio a Lobotka per abbassarsi in mezzo e impostare, coordinando i movimenti in uscita del pallone. La vera rigidità si trovava piuttosto in fase di non possesso: lo scivolamento dei laterali a tutta fascia favoriva la costituzione di una solida linea a cinque, con il ripiegamento sottopalla di Politano e Spinazzola (o Gutierrez).

Va sottolineato che magari il neo-tecnico azzurro continuerà a strutturare il Napoli su un modello fluido, dove l’occupazione razionale degli spazi si ottiene lasciando stabilmente dietro tre giocatori. Non per adesione al dogma tattico imperante in Serie A, bensì come prezzo da pagare per poter schierare poi quegli offensive player bravi a destreggiarsi su più altezze del campo, raccordando l’attacco con la mediana. Per valorizzarli tutti assieme occorrerà un’organizzazione che produca circuiti associativi. Questo il compito principale che attende l’ex allenatore di Juventus e Milan.

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