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Quando il diavolo non veste più Prada

Al cinema il secondo capitolo di un film che ha segnato intere generazione

Un po’ inconsciamente aspettavamo tutti il secondo capitolo del Diavolo Veste Prada. Del ritorno delle iconiche Meryl Streep, Anne Hathaway e Emily Blunt insieme di nuovo dopo 20 anni dal primo capitolo uscito nel 2006. Senza dimenticarci di Stanley Tucci.

Runaway ha acceso l’immaginario di tanti giovani, riportando il sogno di entrare nel mondo della moda più autentica: quella del lusso, dei pezzi unici e delle ambizioni tenute strette nel cassetto.

E poi ? Cosa é diventato realmente il sogno di Runway ?

Quello di vivere della propria passione, di essere consapevole dei sacrifici e dimenticare quasi del tutto la vita personale per arrivare in cima a una carriera. Come lo descrive durante il film Miranda Presley parlando di quanti pezzi della propria vita privata abbia potuto essere assente.  E come lottare per tenersi stretti le proprie sfide. Riportandoci alla sua battuta diventata cult :

Non essere ridicola Andrea. Tutti vogliono questa vita, tutti vorrebbero essere noi.

Chiaramente ci sono tantissime cose che non quadrano nel film, lasciato in mano a David Frankel stesso regista del primo capitolo. Sceneggiatura piatta fatta di dettagli che lo spettatore può solo pensare “veramente fanno succedere questo a Miranda Presley ?”. Come l’idea di farla viaggiare in economy per poi farla alloggiare durante la Fashion Week di Milano in una delle suite più belle della Galleria Vittorio Emmanuelle. A livello budget non ci siamo…

Milano e New York, tra le città più ambite per lavoro e moda, si mostrano in immagini di grande impatto ma parziali. Milano nel suo volto migliore, che la fa apprezzare anche a chi la critica. New York quasi dimentica delle sue contraddizioni, tra degrado e senzatetto. Eppure, il loro fascino continua a resistere. E a piacerci.

Il film tocca dei cambiamenti di cui abbiamo tutti paura

Da chi lavora nel mondo dello spettacolo, a chi utilizza la propria creatività per sviluppare un idea si ritrova confrontato a un cambiamento drastico del mondo in cui viviamo. L’IA che ci fa guadagnare tanto tempo, ma che su certi versi ci togli lo spirito critico di cui l’umano è fatto. Lo racconta anche il film, di come con un semplice messaggio durante una premiazione che ti riguarda puoi essere licenziata. Perché l’industria dell’editoria é messa a dura prova.

L’intelligenza artificiale fa paura a tutti, anche se guardando i dati di Info-Data non è cosi drammatico : solo il 19,9% degli italiani utilizza l’intelligenza artificiale, contro una media europea del 32,7%. Quindi sono scuse per giustificare il cambiamento dell’aera digitale ?

Forse il punto è proprio questo: certe icone non vanno riscritte. Vanno lasciate invecchiare.

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