Il nuovo film di Genc Përmeti, “Abbandonando il Paradiso”, è un racconto potente che fa riflettere sulle dittature e sui muri del presente.
Sessant’anni dopo un’apocalisse nucleare, il mondo è ridotto a una rovina. In questa ex area industriale sopravvivono poche persone, costrette a lottare per la propria vita e per la sopravvivenza. Lottano per un pezzo di cibo, un riparo, difendendo il proprio territorio.
In questo duro scenario prende vita “Abbandonando il Paradiso”, che utilizza il linguaggio del post-apocalittico per raccontare qualcosa di profondamente attuale.
Il protagonista è un ragazzo di dieci anni di nome Niko, insieme al nonno Leksi, che ha cresciuto il giovane con l’idea che ciò che esiste oltre i confini della loro zona sia abitato solo da nemici. Un odio che va oltre le situazioni e viene lasciato come eredità.
Quando il controllo esercitato da Leksi inizia a svanire, dopo l’arrivo di Xeni, un giovane zingaro che sbarca con la sua famiglia, tutta la vita di Niko inizia a essere messa in discussione.
Il nuovo lungometraggio del regista non è solo un racconto di sussistenza; racconta anche del suo percorso personale. Essendo cresciuto in Albania durante la dittatura comunista, un regime che descrive come una realtà fondata sulla propaganda, sulla paura del nemico esterno e sull’illusione di vivere in un “paradiso” da dover difendere a tutti i costi.
Il film diventa una metafora del mondo attuale, di come i regimi autoritari manipolano le proprie popolazioni. Anche la scelta della location contribuisce alla forza visiva dell’opera. Tutto è stato girato nel nord dell’Albania, un paesaggio sospeso nel tempo.
A completare questa atmosfera è la colonna sonora firmata da Andrea Guerra, capace di accompagnare il viaggio interiore dei personaggi.
“Abbandonando il Paradiso” è un’opera che utilizza il cinema di genere per parlare di memoria, quella che non dobbiamo mai dimenticare e, ancora meno, ripetere. Dietro questo mondo apocalittico distrutto si nasconde una riflessione profonda sul peso dell’educazione e sul potere della propaganda. Attraverso lo sguardo più puro dei bambini, si interrompe il ciclo dell’odio che perseguita le generazioni precedenti.
Il film invita a interrogarsi su quanto siano fragili i confini tra protezione e prigione, e tra appartenenza e isolamento.
Interpretato da Agata Buzek, Nikolla Prendi, Kristaq Pilo, Ksawery Szlenkier e Daniel Olbrychski, il film è diretto da Genc Përmeti.
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