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TORINO COLABRODO

Con l’umiliante sconfitta casalinga contro i lariani per 5 a 1 il Torino di Baroni è la difesa più battuta del campionato.

Numeri da capogiro

Il Como umilia, deride e strapazza un piccolo Torino in una delle più imbarazzanti sconfitte della storia del Toro per netta supremazia dell’avversario.

E non basta chiedere scusa parlando di atteggiamento, mentalità , produzione sugli esterni, transizioni… o ancora peggio di assenze.

La realtà è semplice e racconta di giocatori scarsi nei gesti tecnici fondamentali, messi in rosa tanto per far numero e di una società che non vuole investire per crescere e che ha come unico obiettivo le plusvalenze e i dettagli finanziari.

Si dice che al peggio non ci sia mai limite ma in  casa granata questo famoso limite si riesce sempre a superarlo.

Le statistiche sono impietose: difesa peggiore della serie A ma anche la peggiore in Europa in compagnia del Metz capace come il Toro di aver subito cinque reti in più di una sfida.

La caccia alle streghe

Il Presidente per anni  ha parlato di un Torino competitivo, con un progetto solido e ambizioso.

La realtà, invece, racconta anno dopo anno di una squadra intrappolata a metà classifica, incapace di crescere e troppo spesso in lotta più per sopravvivere invece che evolversi. Una gestione che ha lasciato dietro di sé solo amarezza e rassegnazione.

L’ennesima manita contro il Como non deve essere vista e letta come una sorpresa, ma la logica conseguenza di un mercato disastroso e di una squadra con gravi gravissime lacune tecniche in difesa e a centrocampo.

Per coprire l’ennesimo fallimento annunciato, domani forse si cercherà nuovamente un colpevole;  l’ennesimo allenatore dato in pasto alla folla, e la storia e la passione dei tifosi ancora una volta calpestati.

Chissà quindi se mister Baroni non sia già arrivato al capolinea della sua avventura in granata.

Una cosa è certa: la piazza continuerà a gridargli contro, ricordando a Presidente e Società che il calcio non è fatto di sole calcolatrici e prese in giro, ma soprattutto il Toro non è un’azienda ma bensi’ un mito da proteggere e difendere.

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