
Questo è il Toro…che non c’è.
L’arte del professionista non è una qualsiasi etichetta che un giornalista si da, è una definizione che si spera che gli altri gli attribuiscano.
Spesso ci si è trovati di fronte ad una realtà raccontata in modo totalmente fiabesco, tra zucchero filato e nuvole di panna, tra voli pindarici ed inni alla gloria. E si sa, l’illusione è l’antitesi della verità, quella verità scomoda mai per davvero cercata, tanto meno voluta dalla massa. E se sono passati 21 anni dall’avvento dell’Illusione in persona, probabilmente il tifoso granata non ne può più fare a meno. Si darà sempre la preferenza al surreale rispetto al reale, si commenterà la gara di turno, la prestazione del giocatore di turno, il risultato degli altri e le godurie per le sconfitte altrui, tenendo in vita la speranza che almeno tre squadre di turno possano fare peggio della propria nel corso della stagione. In fondo, se sembra reale, e sembra reale, che importa se sia vero?
Il Toro di Bennato
Le avventure di Peter Pan di James Matthew Barrie ha fatto innamorare ogni generazione dagli inizi del Novecento. Bennato ha voluto raccontare un mondo del tutto estraneo alla realtà, dove i sogni sfidano l’incubo e vincono su ogni male reale.
“Seconda stella a destra, questo è il cammino
E poi dritto fino al mattino
Poi la strada la trovi da te
Porta al Toro che non c’è
Forse questo ti sembrerà strano
Ma la ragione ti ha un po’ preso la mano
Ed ora sei quasi convinto che
Non può esistere un Toro che non c’è”.
E sembra di sentirla costantemente, questa maledetta illusione. Le leggi tra le righe social, le percepisci tra i discorsi dei tifosi nei bar o a lavoro. “Questa volta cede!”, scrivono. “E’ ora di scendere in piazza“, minacciano. Eppure, alle 14:59 te li ritrovi tutti al bar di paese con la sciarpa al collo e la birra in mano: c’è il Toro che gioca, poche balle. Lo scettico, l’illuso, il realista, il contestatore, il dietologo ed il muratore. Tutti commentano, nessuno è esente da giudizio, Positivo o negativo che sia. Il Toro (che non c’è), c’è.
La sintesi del nulla
Bennato, in un certo senso, vuole fare intendere che chi ride di colui che cerca una dimensione migliore sia, in realtà, più pazzo di chi ci crede. Consideriamo, ad esempio, la metafora della vendita di Cacciamani (con tutto il polverone annesso): la perfetta sintesi del nulla che crea fastidio, noia, totale scontro dialettico. tra le parti.
Far ragionare il sognatore, ovvero colui che sogna la futura bandiera di casa, equivale al puro masochismo. “Cacciamani è la nuova freccia di Abate“, scrivono da Narnia. Come d’incanto, tutti ci sentiamo un pò dei Cacciamani. Pur senza esperienza nella massima serie, Cacciamani è il campioncino fatto in casa che tutti sogniamo. E poco importa se la Roma offre 20, 30, 40 milioni. E’ nostro, è il nostro eroe. E come tale, merita la giusta e doverosa attenzione e protezione.
I fili continuano a tirare. E sopra a quel palco, Mangiafuoco cucina la prossima scena.
Ritorno alla realtà
Oggi si parlerà di una partita di calcio, di un match giocato (e perso) ad armi impari contro il Sassuolo di turno, dell’ennesima sciagurata prestazione di Aboukhlal e di come Abate sia egualmente colpevole perchè reo di aver accettato le avance dell’incantatore di serpenti.
Si spiattelleranno ad ogni trasmissione social le statistiche di gara e si penserà a come si riuscirà a far resuscitare una squadra che continua a spendere mille volte la tua squadra del cuore e che ne prende 7 in due gare. E lo si sa: nulla, in fondo, è più facile che illudersi, perchè ciò che ogni tifoso del Toro oggi desidera, crede che sia vero.
“Ma che razza di Toro è?
Niente odio né violenza, né soldati né armi
Forse è proprio il Toro che non c’è, che non c’è”.
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