L’esclusiva di NSC
Pasquale Bruno, è bello aver constatato dopo la marcia dei 25.000 che il popolo granata non è morto, tutt’altro. Che cos’hai ritrovato in questa gente, tu che l’hai sempre vissuta nel corso degli anni?
“Ho ritrovato un attaccamento a dir poco pazzesco. Un attaccamento a questi colori, a questa maglia, alla Storia ed alla Leggenda. Noi siamo una delle poche squadre al mondo legate appunto da una Leggenda. Ci sono tante squadre importanti in Italia che hanno vinto trofei su trofei ma il Toro è particolare in tutto e per tutto. La gente ha fatto capire che il Toro non abbia padroni, il Toro è della sua gente. I presidenti passano e spero che quest’ultimo stia per abdicare ma i propri tifosi si stanno giustamente ribellando e stanno lanciando un segnale di unione chiara. Portare 25.000 persone per strada non è da tutti e questo la dice lunga su quello che siamo“.
Questo segnale del Toro in piazza, di questi 25.000 tifosi, potrebbero scalfire la volontà di Cairo di vendere?
“Non saprei dirtelo. Ho avuto modo di vedere le ultime apparizioni di Cairo, dal balletto sul palco durante il giorno del suo compleanno alle ultime dichiarazioni relative a Vanoli ed alla stagione appena conclusa nel post partita contro la Roma e mi chiedo: può un personaggio del genere rappresentare un popolo ed una società così gloriosa? Quel che è certo è che non dobbiamo mollare di un centimetro, bisogna continuare a dimostrare che questa non è la nostra dimensione. In che modo? Non abbonarsi sarebbe già un buon punto di partenza, io non rinnoverei l’abbonamento, fossi un tifoso del Toro. Il perchè lo sappiamo bene: Cairo non è innamorato del Toro, non è fedele all’identità della società che rappresenta. Cairo pensa ai soldi, nulla più“.
Gli ultràs hanno fatto capire a più riprese che entrare allo stadio significa sostenere la maglia e la loro presenza è sempre stata chiara, nonostante le contestazioni dentro e fuori lo stadio. Come ti spieghi però lo stadio costantemente pieno, seppur le prestazioni della squadra siano state molto spesso non all’altezza?
“Credo che in realtà quello striscione esposto in Maratona, quel “Solo per la maglia” possa trovare un pò tutti d’accordo. Come giustamente sottolineavi, lo stadio è sempre stato pieno nonostante delle prestazioni in campo spesso vergognose. Mi viene da risponderti che sia amore per i propri colori, nulla più.
Immaginare un Toro in vendita credi sia sogno impossibile da realizzare?
“Secondo me, anche se non penso voglia vendere nell’immediato, questo Presidente non è affatto interessato al Torino, soprattutto adesso che lo stadio può diventare di proprietà. Squadre come l’Udinese ad esempio, ma anche Parma e Bologna hanno trovato subito un acquirente, mi riesce difficile pensare che al Toro, alla squadra più leggendaria di tutte, non si sia mai presentato nessuno. Sono sicuro al 100% che qualcuno che sia interessato ad acquisirci ci sia, che sia straniero, che siano dei fondi americani o italiani, a maggior ragione ora che la questione stadio rende il pacchetto Toro ancora più appetitoso. Torino è una città favolosa, l’ho ritrovata proprio ultimamente in occasione della marcia dei 25.000, è stupenda ed è diventata di una bellezza unica.”
La marcia dei 25.000 ha voluto riunire in un unico vero scopo le vecchie e le nuove generazioni. Come descrivi quest’ultime? Si può ancora sperare in un futuro del tifo granata?
“I giovani sono ancora molto ancorati al passato, e questo mi ha piacevolmente colpito. In quanti mi hanno implorato di tornare! Ma magari tornassi! Ho detto loro che si sono persi anni bellissimi e loro ne sono perfettamente consapevoli, perché la Storia la conoscono, eccome se la conoscono. Li ho visti sofferenti da un lato ma attaccati a questa maglia gloriosa dall’altro, però quel “torna Pasquale, torna!” mi ha fatto capire che hanno proprio voglia di vedere un Toro vero, cosa impossibile con questo Presidente al comando“.
Ti ci rivedresti, un giorno, a far parte della società granata?
“Con Cairo? Impossibile, assolutamente impossibile. A me piacerebbe tornare, sicuramente, ma con un progetto serio e con voce in capitolo. Mi piacerebbe lavorare fianco a fianco al Direttore Sportivo, con uno staff importante. Mi piacerebbe avere la possibilità di comunicare con i giocatori, ad esempio. L’allenatore ha riveste un ruolo importante e primario in questo, ma da solo non basta. Dovrebbe essere sempre supportato da un ruolo come quello che sognerei di avere in un Toro diverso da questo. La comunicazione è importante, se supportata nelle situazioni di maggior bisogno assume un valore ancora più importante”.
Pasquale Bruno su Vanoli
Come descriveresti la situazione di Vanoli?
“Vanoli è da solo, è abbandonato. Sull’operato di Vagnati e di Moretti non saprei davvero cosa dire. Ci sono? Non ci sono? L’impressione che ho è che tutto giri intorno esclusivamente a Cairo, che sia lui a decidere senza nemmeno bisogno di confrontarsi con i suoi collaboratori. Quando un Presidente deve andare a parlare con i suoi giocatori deve essere credibile, deve avere alle spalle un curriculum. Se ci va a parlare un presidente che ha portato il Toro in B, ad esempio, che credibilità vuoi che possa avere? Parla di coraggio, di orgoglio, di testa alta e poi è retrocesso. I giocatori, anche quelli stranieri, sanno in quale società vanno, si informano sui presidenti, non si creda che non si informino. Sanno chi è Policano, chi è Annoni o Pulici. E sanno anche chi è Cairo. Se sei una società forte, prendi un allenatore forte ed uno staff unito ed affiatato e determinati problemi li risolvi, dal momento in cui è normale che i problemi ci siano in una qualsiasi società. L’impressione è che qui ci sia solo Cairo e nient’altro che Cairo“.
Pasquale Bruno per il tuo modo di aver vissuto il calcio giocato e nel tuo modo ora di vivere il calcio da uomo immagine, in quale altra squadra di calcio ti rispecchieresti?
“Sicuramente nel Genoa, nel Napoli e nella Roma. Non vorrei omettere il Lecce perché rappresenta i colori della città nella quale sono nato e cresciuto, il sangue ed il DNA è quello, però queste tre piazze sicuramente mi avrebbero esaltato.
A proposito di Roma, Ranieri ha dato l’addio al calcio, questa volta definitivamente. Che impressioni ti ha trasmesso?
“Ranieri io l’ho avuto a Firenze. Che dire, grande gestore, grande uomo e grande personaggio. Sa vivere, è questo quello che conta di più. Sa gestire i giocatori ed è un grande gestore di risorse umane, che è un pò quello che dovrebbe fare qualsiasi allenatore. Se lo vedessi bene al Toro oggi? Impossibile. Chi nasce tondo non muore quadrato. Se io avessi imitato il balletto di Cairo, le mie figlie mi avrebbero vietato di tornare a casa“.
Pasquale Bruno e il regalo ai tifosi granata
Quale augurio ti senti di regalare al popolo granata?
“Io non posso che augurare che succeda al più presto quello che deve succedere: che se ne vada via. Se non va via, bisogna continuare a lottare, contro tutto e tutti, così com’è scritto nel nostro destino. Non mollate mai, perchè prima o poi questa tragedia sportiva dovrà pur trovare fine. Io non mi sento rappresentato da questo personaggio, per i suoi comportamenti, le sue interviste. Può un presidente di una squadra di calcio di Serie A, ad esempio, buttare in pasto ai media ed ai tifosi un allenatore in questo modo, così come è stato fatto con Vanoli? No, mi spiace, se io guardo una serie tv e mi rendo conto che non mi piace, io non rinnovo l’abbonamento. Poi se la solfa dev’essere sempre quella, se deve vendere due giocatori forti per prenderne 7-8 di un livello imbarazzante, non vedo il motivo per il quale dover continuare ad abbonarmi. Questa è una società che deve essere rifondata in toto, da cima a fondo“.



