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Rafael Nadal su Alcaraz e Sinner, “non mi identifico in nessuno dei due”

La Leggenda spagnola in un’intervista al quotidiano sportivo "As", che gli ha assegnato il premio “Leyenda 2025”, ha raccontato un po’ di se stesso a distanza di un anno dal ritiro e ha espresso la sua opinione sui “big two”

Il ritiro

Il ritiro è stato il primo argomento sul quale il 22 volte Campione Slam è stato invitato a rispondere:

“ È un cambiamento di vita, ma non l’ho sentito molto. Ho sempre pensato che dopo mi sarei trovato bene nella vita di ogni giorno, che è la cosa più importante, e che avrei trovato la felicità personale in questa fase, e sinceramente è così. È passato un anno e non mi sono neppure fermato molto, ho fatto diverse cose, accettando in ogni momento il cambiamento di vita e godendomela anche.

Non vivo pensando di essere o di essere stato un tennista. È una fase che è chiusa, evidentemente siamo qui per questo, non perché sia stato qualcos’altro. Questo è chiaro e nel ricordo resterà sempre, ma non vivo la mia quotidianità pensando al tennis, se non in momenti puntuali nei quali mi va di guardare qualcosa, oppure per l’Accademia, dove lo vivo un po’ di più nel giorno per giorno, ma da una prospettiva completamente diversa.

Non mantengo nessuna routine fissa. Ho una vita un po’ più aleatoria rispetto a prima. Prima le mie giornate erano ABC: svegliarmi a una determinata ora, allenarmi, fare preparazione fisica, era ripetitivo giorno dopo giorno. Adesso porto avanti le mie cose, ho le mie riunioni molte mattine, i miei viaggi di lavoro e cerco di solito di tenere i pomeriggi più liberi per stare con la famiglia.

Non ho ripensamenti perché non stavo più bene. Per fortuna quella fase è completamente chiusa e ben chiusa. Non sono mai stato uno di quelli che pensano ‘se potessi’. Dicevo a Marc López ‘la fase è chiusa, amico’. Adesso il fisico dà quello che dà e credo anche la testa.

Arriva un momento, quando ti sei fermato dalla routine, nel quale non riesci più a riattaccarti. È molto complicato. Mi sono allenato un paio di volte con ragazze dell’Accademia, con Alina Korneeva e con Alex Eala, come sparring, sinceramente. Senza nessuna intenzione che non fosse passare un bel momento palleggiando, sostenerle e farle divertire. Così è stato e così la prendo, senza interesse né aspettative di niente”.

Il tennis attuale

Il tennis attuale è stato un altro argomento dell’intervista e Rafa ha risposto in questo modo:

“Evidentemente c’è un po’ di deformazione professionale, analizzare quello che sta succedendo, che cosa avrebbe dovuto fare uno o l’altro, ma con completa serenità. E in realtà, quando guardo il tennis, fatto che non è successo molto, unicamente alcune partite che mi andava di vedere, me lo godo da spettatore, anche se inevitabilmente analizzo un pochino da tennista. È impossibile non farlo.

Quello che vedo in campo è di mio gradimento a tratti sì e tratti no, come è logico. Proprio come quando giocavo, a volte mi piaceva il tennis dei miei avversari e altre volte meno. Ho visto poche partite, alcune non mi sono piaciute, altre si, come qualsiasi cosa”.

Carlos Alcaraz e Jannik Sinner

Carlos Alcaraz e Jannik Sinner sono stai inevitabilmente oggetto della chiacchierata e il maiorchino ha detto:

“Non mi identifico con nessuno dei due. Sono giocatori diversi da quello che ero io. Credo che Carlos sia più imprevedibile, commette più errori, fa punti più spettacolari, a volte non ha un canovaccio di gioco così definito che lo rende imprevedibile e divertente per lo spettatore. Jannik è un giocatore più metodico, concentrato, con un modello di gioco più definito e che aggiunge cose poco a poco, per questo è così solido e perde poche partite, A volte sembra che Carlos sia più confuso, ma quando guardi i risultati ha avuto un anno incredibilmente regolare e solido nei tornei importanti. Per questo mi fa sorridere quando sento dire questo, i risultati dicono il contrario, è il mio punto di vista”.

Le possibili esibizioni con Roger Federer

Le possibili esibizioni con Roger Federer sono oggetto di un’altra domanda:

“Se ci divertisse, se riuscissimo a fare qualcosa che abbia senso e che ci piaccia, perché no? Non c’è nessuna porta chiusa al ritornare a prendere in mano una racchetta, ma dovrei prepararmi con attenzione. Quando esci a giocare, vuoi essere pronto, e in questo momento non lo sono. Avrei bisogno di tempo”.

La possibilità di fare l’allenatore

La possibilità di fare l’allenatore ha ricevuto la seguente risposta:

“Ho sempre avuto il massimo rispetto per quello che potrà succedere in futuro, perché quello che uno prova oggi non è quello che proverà tra un po’ di tempo. La vita cambia, e ancora di più quando hai bambini piccoli, vedi la vita in un determinato modo, passano alcuni anni e cambia. A viaggiare in modo continuativo non mi vedo. Essere allenatore implicherebbe questo, e attualmente non si adatta alla mia vita. Essere capitano di Coppa Davis un giorno, perché no? Potrei divertirmi, oppure no. Mi sono appena ritirato, è presto per pensarci. Rispetto i processi vitali e di adattamento. Adesso non è il caso di pensarci”.

Roger Federer e Novak Djokovic

Roger Federer e Novak Djokovic, come li affrontava :

“Davo quello che avevo, senza segreti, cercavo di trovare soluzioni in ogni momento. Se qualcosa funzionava, cercavo di ripeterla, se non funzionava, cercavo di cambiarla. Non ho niente da nascondere che non abbia mai detto. Mi piacerebbe dirle qualcosa, ma sarebbe una bugia.

Con Roger il piano era chiaro, soprattutto all’inizio, pressare il rovescio con palle alte molte volte, sinché restava più fermo aspettando il colpo successivo e io potevo cambiare verso il dritto.

Con Novak era più imprevedibile. Sulla terra cambiava un po’ più rispetto al cemento. Sul duro, negli ultimi anni, quando il fisico non mi permetteva più determinati sforzi, mi risultava molto più difficile. Per avere possibilità avevo bisogno che il fisico rispondesse e non lo faceva. Dovevo accorciare i punti, e battere Novak in due o tre colpi era molto difficile. Sentivo che le mie possibilità erano maggiori sulla terra o sull’erba che sul duro, soprattutto negli ultimi anni”.

Un cenno alla sua carriera

Un cenno alla sua carriera che è stata a dir poco straordinaria:

“Ho avuto una carriera molto lunga e sono stato molto felice. Non ci penso di solito, ma quando penso di aver vinto 14 Roland Garros è qualcosa di molto difficile da capire. O 12 volte a Barcellona o che sono stato non so quanti anni di fila senza uscire dalla top 10 (912 settimane), avendo molti infortuni e restando mesi fermo. Questo è un record del quale sono soddisfatto.

Ho avuto la fortuna che, quando ritornavo a casa, conducevo una vita normale. Vivere a Maiorca, a Porto Cristo, è stato fondamentale. Lì potevo comportarmi con completa libertà, uscire, andare in spiaggia, al supermercato, al cinema come fa chiunque. Nei tornei, nelle grandi città, era più complicato. Questa combinazione mi ha permesso di mantenere l’equilibrio tra la mia vita come personaggio pubblico e la mia vita reale. Mantieni le radici, amici di sempre, famiglia. Ritorni sempre alla realtà. L’altro è un mondo irreale e passeggero, che è durato molti anni, ma sai che finirà”.

Il suo ruolo di padre, la politica e il futuro

Il suo ruolo di padre, la politica e il futuro le domande che hanno concluso l’intervista:

“Mi ritengo un padre normale, né molto cattivo, né molto buono. Mi sono sempre piaciuti molto i bambini e ho sempre avuto un buon rapporto con loro. Con mio figlio più piccolo, che ha quattro mesi, la connessione è ancora poca. Con mio figlio di tre anni mi diverto molto. Cerco di educarlo con i valori che ritengo adeguati. Si diletta con la racchetta, ma ha preso anche una mazza da golf, una palla da calcio e anche i pennelli. È un bambino che si diverte in base alla sua età, va a scuola e si gode ogni giorno al massimo. Spero di essere uno di quei padri che sanno vedere quando i loro figli fanno le cose bene o male, senza pensare che facciano sempre bene unicamente perché sono i tuoi.

In politica non avrei molte possibilità di riuscita. Non credo che questo sia un periodo piacevole per entrare in politica, è molto teso. Si dovrebbe ritornare alla razionalità, a non insultarsi, a pensare al bene collettivo. I politici hanno un impatto importante sulle nostre vite. Dovremmo ritornare a uno stato di maggiore tranquillità, far sì che ogni cosa abbia il suo corso e che tra loro ci sia più rispetto. Che non sembri sempre una partita di calcio. Il bene collettivo sta in quello che si fa, ma anche in come lo si fa. E quello che si trasmette di solito è molta tensione.

Non credo di essere stato eccellente. Mi sono sempre impegnato per dare la mia versione migliore. Adesso sto imparando quello che posso, cercando di capire che cosa mi piace di più e cosa mi piace di meno di questa fase. Ho la fortuna di poter dedicare più tempo a quello che mi piace. Cerco di imparare, di stare con persone che mi aiutino ad evolvere. E poi ci sono altre cose che continuo a fare, che a volte mi entusiasmano di più e a volte di meno. Pian piano si definirà la strada”.

 

 

 

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