
Dopo solo quattro giornate il Napoli veicola nei suoi tifosi una sgradevole sensazione di arrendevolezza. Frutto di un calcio anonimo. Come anonima è attualmente la sua classifica. La posizione degli azzurri rispetto alle altre “big” della Serie A non è il massimo. Sicuramente ci sono molte attenuanti, che leniscono, almeno parzialmente, la delusione dell’ambiente: in primis gli infortuni, aggravati dall’immobilismo sul mercato.
Il problema di fondo, però, è di tipo culturale. De Laurentiis è vittima di scelte troppo conservative: prendere Allegri significa non solo optare per un profilo con un’indole assai prudente, votata al mero mantenimento del possesso. Ma soprattutto, accantonare qualsiasi velleità di schiacciare gli avversari nella propria trequarti attraverso situazioni di pressing ultraoffensivo. Tantomeno, con il livornese al timone, vedremo un’immediata riaggressione successiva alla perdita del pallone. Il famigerato gegenpressing, che genera vantaggi, sottraendo agli altri tempo e spazio. Funzionale poi alla riconquista ad altezze di campo più avanzate.
Forse la gente è stufa di allenatori che cercano di ridurre al minimo i rischi. Perciò la filosofia del Conte Max, orientata prevalentemente al controllo, inizia a sembrare anacronistica. Il corto muso non va più di moda. A maggior ragione adesso che l’intensità nel nostro campionato pare essersi alzata notevolmente, grazie alle modifiche regolamentari: il pallone rimane maggiormente in gioco, così il tempo effettivo si allunga. Questo nuovo approccio alle partite impedisce di speculare sullo scorrere lento dei minuti. Per cui diventa complicato congelare il ritmo, sviluppando una manovra troppo compassata.
Verticalizzare? Concetto sconosciuto
In questo scenario la squadra partenopea è ingolfata tra un passato immobile, specie quando schiera in corso d’opera la difesa a cinque, acquartierandosi addirittura dentro la propria area di rigore. E un futuro dove urge cambiare radicalmente la proposta di gioco. Che non significa per forza sbilanciarsi. Nondimeno, se entrano Favasuli e Neres (come accaduto contro la Fiorentina), cioè un terzino piazzato all’ala, e un esterno offensivo che – causa endemici problemi fisici – non vede il campo con continuità da mesi, allora si comprendono appieno le amnesie palesate finora. La verità è che il Napoli appare incapace di creare potenziali azioni pericolose, o peggio, nitide occasioni da gol. La circolazione ristagna, traducendosi quasi sempre in un possesso perimetrale. Tipico di chi sposta la palla da un lato all’altro, senza mai verticalizzare.
Magari è solamente una fase transitoria della stagione. Non va trascurato un piccolo particolare: in origine, Allegri aveva accantonato De Bruyne, scegliendo il 4-3-3. Ideale per esaltare i compiti da “invasore” affidati a Anguissa e McTominay; profili utilissimi se si tratta di strappare in conduzione oppure inserirsi. Oggi, invece, schiera un 4-2-3-1 assai fluido. E nonostante la presenza nominale del trequartista, ha ancora molte difficoltà nel mettere KDB nelle condizioni di ricevere efficacemente in quella porzione specifica di campo. Mancando una risorsa abile nel muoversi tra le linee, alle spalle del centrocampo avversario, la manovra progredisce a tentoni.
Bene la gestione del possesso
L’unica nota positiva del centrocampo amministrato dal “doppio regista? La risalita dal basso è supportata a turno dal coinvolgimento di uno tra Gilmour e Lobotka. Che si alternano nel ruolo di primo costruttore, lavorando nelle pieghe di una comfort zone. Ovvero, gestiscono il pallone nel traffico di avversari che preferiscono difendersi, intasando gli spazi, con linee strette e corte, attente alla copertura reciproca. Il tal senso, lo scozzese e lo slovacco garantiscono una impostazione paziente, spesso caratterizzata dal posizionamento sulla stessa linea dei difensori centrali, che rende più sicura la circolazione palla. Ma nient’affatto funzionale a esplorare la profondità.
Insomma, la strategia messa a punto dal tecnico toscano è esemplificativa dei problemi strutturali che affliggono l’organico. Certo, gli infortuni non lo stanno aiutando. Tuttavia, non è chiaro se tatticamente Allegri abbia intrapreso la strada giusta. Oppure, considerando i giocatori a disposizione in rosa, verosimilmente, non sia il caso di rispolverare il 3-4-2-1, caro a Antonio Conte e vituperato dai media cittadini.
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