
Il Napoli, vincendo col Torino, consolida il ruolo di terza forza della Serie A. Ovviamente, il traguardo della qualificazione in Champions va blindato dalle mire delle inseguitrici, racchiuse in una manciata di punti. D’altronde, alle spalle sgomitano Roma, Como, Juve e Atalanta. De facto, al di là delle milanesi, pare proprio che tutte dovranno giocarsi fino in fondo gli altri due pass per l’Europa che conta davvero qualcosa, in termini tecnici ed economici. Sarà dunque un appassionato finale di campionato. A maggior ragione adesso che l’infermeria si sta svuotando. Profili del calibro di Anguissa, Lukaku e De Bruyne possono diventare un’arma da opporre alla concorrenza.
Allora, il futuro appare più roseo? Diciamo che i nervi cominciano a distendersi, le tensioni progressivamente spariscono. Perciò, le condizioni per guardare alla stagione che verrà con maggiore fiducia sembrano delinearsi. Dando per scontato (ma non troppo…) il fatto che Antonio Conte resti saldamente in panchina. Deduzione al momento connessa a un mero formalismo giuridico, ovvero, il vincolo contrattuale che lo lega ancora un anno ai partenopei.
In tal senso, un posto nella prossima Coppa dalle Grandi Orecchie continua ad essere il traguardo determinante perché l’allenatore salentino rimanga all’ombra del Vesuvio? Forse sarà così. Anche se il Napoli tuttora ha una lunga strada da percorrere se vuole diventare un club in grado di ambire ai vertici, non solo italiani ma soprattutto europei.
Monte-ingaggi e limiti strutturali
Non va trascurato un piccolo particolare. Nelle ultime due stagioni, da quando cioè ha preso il via un nuovo ciclo tecnico, affidato a Conte, il monte ingaggi (stipendi erogati ai tesserati, oltre agli ammortamenti) è aumentato considerevolmente. Tanto che attualmente gli azzurri, con una cifra vicina ai 160 milioni di euro, sono terzi in questa speciale classifica, alle spalle di Inter (215 milioni) e Juve (200). Ma davanti a Milan (150) e Roma (140). In sostanza, va posta particolare attenzione sulle dinamiche connesse a costi & ricavi. A maggior ragione ora che i parametri imposti dalla FIGC in materia di “squad cost ratio” condizioneranno il prossimo mercato. In estate la soglia scenderà al 70% nel rapporto tra le spese della rosa (stipendi, ammortamenti, commissioni agenti) e il fatturato al lordo del player trading. Le Federazione, assieme alla Lega di Serie A, sta lavorando per includere nella norma l’esame della situazione patrimoniale e finanziaria. Premiando chi, come Aurelio De Laurentiis, ha sempre amministrato i conti in modo oculato.
Eppure, inutile nascondere che se l’obiettivo è raggiungere il top level, diventa imprescindibile implementare alcuni fattori, tipo le infrastrutture oppure lo sviluppo del settore giovanile. Al momento carenti, e perciò incapaci di colmare un divario significativo. La mancanza di questi asset rappresenta un limite concreto alle ambizioni internazionali di ADL.
Perché è vero che l’area manager guidata da Tommaso Bianchini lavora instancabilmente per scovare lucrose partenership, funzionali poi a fare business attraverso le varie sponsorizzazioni di maglia. Al contempo, salgono in maniera esponenziale i ricavi da merchandising, grazie al genio creativo di Valentina De Laurentiis. Insomma, non basta più una gestione virtuosa delle finanze. Almeno finché la società non si doterà di uno stadio moderno.
Formare una cantera all’altezza
Il gap rispetto alle “regine” della Champions esiste ed è reale. Quindi, richiede tempo, nonché una minuziosa pianificazione, necessaria in primis ad alimentare la crescita del vivaio. Una via che magari non garantisce dividendi nell’immediatezza, ma potrebbe aggiungere valore nel medio/lungo termine.
Quello di formare una cantera all’altezza è un tema ricorrente all’ombra del Vesuvio, specie adesso che il talento di Vergara sta esplodendo fragorosamente. Il ragazzino di Frattaminore probabilmente ha inaugurato una nuova fase. Nondimeno, la strategia tesa a scovare e dopo coltivare prospetti futuribili, da lanciare, non per forza in “Prima Squadra”, va organizzata. Allestendo una rete capillare di scouting; programmando investimenti mirati, che spesso dipendono dal mercato, costoso e impegnativo pure a livello giovanile. Perché si arriva a un certo punto che gli organici delle squadre “nazionali” (Primavera, Allievi e Giovanissimi) vanno integrati attraverso interventi significativi, per renderle veramente competitive rispetto alla concorrenza. A ben vedere, non è cosa da poco. Bisogna avere una mission, meno schizofrenica e più orientata a costruire un calciatore professionista.
In definitiva, un vivaio florido non significa affatto rinunciare a sontuosi investimenti per aggiungere all’organico altri top player (o presunti tali…). Ma potrebbe risultare determinante per arricchire numericamente la rosa di giocatori pronti all’occorrenza per dare una mano. E questo di sicuro potrebbe contribuire a non incrementare ulteriormente la spesa annua per stipendi e ammortamenti. Per esempio, solo i due giocatori dagli ingaggi più elevati, Lukaku e De Bruyne (compreso il bonus alla firma di 10 milioni lordi elargito in due annualità), pesano a bilancio per 26 milioni. Oggettivamente, una cifra spropositata…
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