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Complicato dare un senso a questo Napoli: forte l’impressione che Allegri non riesca a trovare la quadra

Al di là delle tre sconfitte consecutive, preoccupano non poco le fragilità, tattiche e psicologiche, degli azzurri

Terza sconfitta consecutiva e il Napoli in uno schiocco di dita piomba nella più cupa depressione. Ecco, nell’economia di una stagione possono esserci momenti di temporanea infelicità, ma seppur prematura, sussiste forte l’impressione che la situazione stia franando addosso ad Allegri. Senza che l’allenatore sappia trovare la quadra, utile a superare le difficoltà attuali degli azzurri. Che non sono mai brillanti con la palla. Anzi, piuttosto attenti alla fase difensiva, anche per gli standard del campionato italiano. Al punto che il Conte Max tiene il baricentro talmente basso, da accumulare uomini a ridosso dell’area di rigore, senza alcuna ambizione di ripartire con gamba.

Vergara soluzione alternativa

Al momento, Vergara ha dimostrato di essere una delle (poche…) soluzioni possibili in grado di assicurare un pizzico di brio ad una squadra dalle idee tattiche altrimenti vetuste. Intendiamoci, non significa necessariamente una maggiore propensione offensiva, visto che traghettare palla con fluidità nella metà campo altrui è sicuramente uno degli aspetti più problematici visti finora. Ma appare comunque una scelta intrigante, per quanto riguarda la facilità con cui prova a inserirsi in avanti. In questo senso, complice l’assenza di McTominay, al Napoli sta mancando un reale “invasore”. Ovvero, un centrocampista abile nel farsi attrarre verso la porta avversaria. Ma partendo da premesse diverse rispetto allo scozzese, nominalmente una mezzala con caratteristiche da box-to-box, che riempia l’area di rigore.

Nello specifico, Vergara garantisce meno profondità e più sviluppo, occupando in maniera dinamica l’half space, così da poter oscillare tra la seconda e la terza linea. La pulizia nei fondamentali del canterano, unita a una coordinazione assai elegante, gli permette di gestire palla nello stretto attraverso la sua sensibilità tecnica, proteggendola con il baricentro basso. Allegri gli chiede di non allargarsi, spostandosi in verticale lungo il corridoio intermedio. Da lì, può eludere il marcatore con un controllo orientato verso la porta. Oppure ricevere sulla corsa e poi scambiare, associandosi coi compagni a portata del suo mancino.

De Bruyne rivitalizzato

Lo stesso De Bruyne non è un giocatore da campo largo e duelli individuali. Funziona meglio, e questo ormai s’è capito, se scambia sul breve, attivato con le classiche ricezioni in zona trequarti, quando deve fare pochissimi metri prima di entrare nel vivo dell’azione, rifinendola con lucida follia. Meno impegnato a rincorrere gli avversari all’indietro, in quella posizione potrebbe vivere una rinascita. Del resto, il belga è semplicemente di un’altra categoria. Pure ieri, in un paio di circostanze, ha fatto a pezzi la difesa di Arteta, inventando letteralmente dal nulla due imbucate visionarie, immaginando varchi dove i compagni vedevano soltanto spazi chiusi. Chiaro, funziona se circondato da riferimenti adeguati con cui connettersi, non gente che si accartoccia con la palla, facendo piede e piede.

Perciò, sarebbe giusto dire che calcisticamente parlando, almeno per adesso, Neres e Lucca non parlano affatto la stessa lingua di KDB. La palla scaricata in profondità al brasiliano aveva una sua logica, con l’ex Manchester City che andava in campo aperto, obbligando l’Arsenal a “scappare”. Naturale quindi puntare direttamente la difesa, spingerla a collassarsi e poi attendere l’inserimento, che avrebbe tagliato fuori la chiusura dei centrali. Tutto giusto, in astratto: peccato che Neres si sia limitato a una corsetta pigra, sprecando una potenziale opportunità. Significativo pure il cross con cui ha cercato di stimolare Lucca ad “attaccare” la porta: una scommessa, tuttavia, pensare che il centravanti credesse nell’assistenza. Probabilmente, invece, si aspettava che De Bruyne calciasse col mancino, provando a sorprendere Raya. Del resto, Lucca resta uno degli acquisti più chiacchierati all’ombra del Vesuvio. Ancora non si è ripreso da un salto di livello molto grande, dalla tranquilla provincia a una “big” della Serie A, per i suoi modesti mezzi. Pare adatto esclusivamente a esprimersi in un contesto reattivo; cercato con palle lunghe e non innescato dal palleggio. Inoltre, l’ex Udinese si porta appresso un fardello onerosissimo: 35 milioni sono una cifra folle da bruciare sul mercato per un panchinaro.

Alisson Santos palesemente involuto

Teoricamente, un po’ di ottimismo potrebbe darlo Alisson Santos: in effetti, considerando le aspettative che il suo talento si porta dietro, farebbero comodo quelle caratteristiche da ala offensiva ipercinetica. Ma i dubbi principali riguardano la tenuta mentale. Prendiamo ad esempio la prestazione contro i Gunners: evidente che il brasiliano stia attraversando una fase di profonda involuzione, completamente incapace di saltare l’uomo con quelle serpentine ipnotiche, grazie alle quali era stato eletto a nuovo beniamino dal pubblico napoletano.

Prima batteva il marcatore diretto con tecnica e velocità. Il suo punto di forza principale era proprio la gestione in situazione di uno vs uno del pallone, che manteneva sempre sotto controllo, in termini di angoli di protezione dopo averlo stoppato, grazie alla sensibilità nel tocco rispetto all’avversario. Ora sembra imprigionato dal suo stesso egocentrismo, tant’è che si incaponisce negli isolamenti, e non passa una palla nemmeno quando lo raddoppiano o addirittura triplicano.

L’infortunio rimediato in Champions lo terrà in infermeria circa un mese. Un’assenza che solleva un problema di non poco conto, poiché Lang forse si trova maggiormente a suo agio in un sistema che lo esalti nel venire incontro e dentro al campo, anziché saltare l’uomo vicino alla linea laterale.

Reagire subito col Bologna

Insomma, aleggia all’orizzonte il vento di una strisciante contestazione, alimentato da una opinione pubblica che racconta un Napoli fragile, tatticamente e psicologicamente, attribuendo le responsabilità principali ad Allegri, parso in totale confusione. In particolare, gli si imputa la scelta di mantenere un atteggiamento prudente. Che non necessariamente equivale ad aver trasformato gli azzurri in una squadra davvero solida difensivamente parlando.

Si cominciano già a pagare le scorie di un mercato sostanzialmente paralizzato. Che obbligheranno l’allenatore toscano a fare i conti con le assenze, lavorando con il materiale a disposizione. E la società a prendere una triste consapevolezza: la rosa è meno profonda e completa di quello che pensavano De Laurentiis o Manna. In ogni caso, urge una reazione, in primis caratteriale, contro il Bologna. Bisogna assolutamente ricominciare a fare punti, onde evitare di attardarsi ulteriormente dalle zone nobili della classifica.

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