
Il Napoli deve ancora annunciare ufficialmente il nuovo allenatore, anche se tutti sanno chi sarà. Un nome che ha già provocato picchi di entusiasmo alternati a inesorabili momenti di cupo sconforto. Non c’è che dire, a giudicare dalle reazioni che ormai inondano i social da giorni, disperazione ed euforia si stanno mescolando in egual misura nell’animo dei tifosi partenopei, per indole decisamente umorali. E’ un dato di fatto: nell’attimo stesso in cui ha preso corpo la candidatura di Massimiliano Allegri per la successione di Antonio Conte un mucchio di fegati, in città, sono letteralmente scoppiati. Forse perché gli azzurri non rappresentano semplicemente una comunità calcistica, bensì l’archetipo di un sentimento collettivo estremamente radicalizzato. Un posto dove si saldano perfettamente identità culturale e passione pedatoria, che coinvolge trasversalmente un po’ tutti.
Eppure, l’approdo del Conte Max sulle coste di Partenope appare davvero inevitabile; una sorta di destino che potrebbe compiersi nei giorni a venire. Nonostante il pregiudizio maturato nei suoi confronti da parte di una frangia numericamente sostanziosa di napoletani non possa essere riconducibile esclusivamente all’ultima rovinosa stagione vissuta col Milan. L’insofferenza verso Allegri è datata nel tempo, innegabile che susciti antipatia quasi epidermica all’ombra del Vesuvio. Ha qualcosa di ruvido nel modo in cui interagisce con i media. Una comunicazione a tratti esageratamente ironica. Gli piace tanto essere un po’ irriverente, con quell’aria canzonatoria, per non scadere poi nell’irritante.
ADL vuole rinnovare e non rivoluzionare
Vero che Aurelio De Laurentiis l’ha scelto pensando a cosa servisse al Napoli: rinnovarsi, evitando in ogni caso di dar vita a una profonda rivoluzione. Il biennio “contiano” rimarrà scolpito nella storia del club, ma ha costretto il presidente a fare i conti (letteralmente…) con sé stesso. Ecco quindi che ora emerge la necessità di abbassare notevolmente il monte-ingaggi e l’età media della squadra. Insomma, cambiare, senza stravolgere, al fine di garantire pure una certa coerenza con il lavoro svolto dall’Uomo del Salento. Le strategie con cui proverà a raggiungere questo obiettivo sono al di là da essere svelate pubblicamente dalla proprietà. In questo senso, però, appare logico puntare su un gestore sopraffino di risorse come il livornese, capace di rivitalizzare un gruppo stanco, per sopraggiunti limiti anagrafici (molti sono gli ultratrentenni in rosa), o comunque prosciugati emotivamente dal “metodo-Conte”. In effetti, il Napoli sembra avere i giocatori ideali per sviluppare il calcio che tanto piace ad Allegri.
Una volta chiariti i dubbi sulla dimensione tattica, orientata all’utilitarismo, va rimarcata l’adeguatezza di chi è stato chiamato al capezzale di ADL per ridare compattezza in virtù del suo carisma ad un organico che viene da stagioni logoranti. Inevitabile, dunque, domandarsi se la continuità tecnica si intreccerà con le aspettative ambiziose per il prossimo futuro. Che passa inderogabilmente per provare a regalarsi una Champions League lunga e soddisfacente, senza che il cammino europeo determini poi ricadute negative sul campionato, o peggio, scandisca il percorso del Napoli con risultati deludenti, come avvenuto nel recente passato. Sicuramente contraddittorio, se nel bilancio di Conte va conteggiato lo Scudetto, ma anche una mancanza di equilibrio nei risultati maturati nella Coppa dalle Grandi Orecchie.
Branchini lavora sensa sosta
Lo scorso anno la mancata qualificazione alla seconda fase della massima competizione continentale per club non ha avuto un valore meramente simbolico. Anzi, ha contribuito a creare un notevole imbarazzo economico alle casse della società, che si riverbera nelle previsioni di spesa per il mercato che verrà. La precoce eliminazione nella “fase campionato” ha privato infatti il Napoli di ricavi potenzialmente garantiti dai match di cartello; quelli vissuti sulla base di affascinanti sfide a eliminazione diretta. Questa diminutio contabile obbligherà Manna a rivalutare profili abbondantemente bocciati (tipo, Marianucci, Lang e Lucca): il diesse intende recuperarli alla causa azzurra, con la sponda benevola del nuovo allenatore.
Perciò il procuratore di Max, Giovanni Branchini, procede a ritmi serratissimi per continuare a tessera la tela che porterà alla risoluzione del contratto che ad oggi lega Allegri ai rossoneri fino al 30 giugno 2027, nonostante sia stato sollevato dall’incarico. Ma avergli comunicato l’esonero non significa renderlo liberamente disponibile. Resta da completare l’ultimo passaggio formale, in quanto non si è trattato né di risoluzione consensuale, e nemmeno di dimissioni. Circostanza che costringe le parti a trovare un accordo transattivo per chiudere eventuali pendenze residue e ipotetiche buonuscite. Del resto, il nodo rimane sempre lo stesso: Allegri è l’unica soluzione per riadattare questa squadra, mantenendone in vita gli obiettivi, senza disperdere quanto di prezioso accumulato negli anni di Conte in termini di esperienza e mentalità.
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