
Andrea Fortunato ci ha lasciato il 25 Aprile del 1995, trent’anni, all’età di 24 anni, nel pieno della carriera ma soprattutto della vita.
Quando un ragazzo così giovane ci lascia per una leucemia fulminante in meno di un anno, si riflette tanto sulla vita.
La malattia gli era stata diagnosticata a Maggio del 1994 quindi poco meno di un anno prima che il difensore della Juventus e della Nazionale ci lasciò.
Andrea era un bravo ragazzo, buono, di sani principi, lo descrivono tutti come un ragazzo tranquillo ed a modo che aveva dato tutto e aveva fatto tanti sacrifici per coronare il suo sogno.
Era considerato uno dei terzini più promettenti dell’epoca e già si parlava di lui per affiancare un fenomeno che era sbocciato da qualche anno, Paolo Maldini.
Fortunato lo stava affiancando in Nazionale e si stava facendo largo nella Juventus dopo la gavetta al Genoa ed al Pisa e dopo le giovanili al Como, lui che era nato in provincia di Salerno.
Morì che ancora non aveva compiuto 24 anni perché avrebbe spento le candeline 3 mesi dopo, il 26 Luglio ma la malattia lo stroncó prima, nonostante lui non abbia mai mollato.
Era un ragazzo con la testa sulle spalle, prima di intraprendere la carriera di calciatore, esaudì la promessa fatta ai genitori.
A loro, una famiglia benestante di Salerno, aveva giurato di diplomarsi e studiare nel caso questo sogno non si avverasse.
Fu scoperto da Mino Favini, uno dei più grandi scopritori di talenti del mondo e talent scout fenomenale dell’Atalanta, all’epoca al Como.
Salì subito in prima squadra e nonostante la retrocessione in Serie C dei lariani, attiró le attenzioni di alcune squadre ma a spuntarla fu il Genoa di Spinelli.
I rossoblu gli danno così la possibilità di giocare in massima serie partendo come riserva del brasiliano Branco, in una rosa che vedeva gente come Skuhravy, Aguilera e tanti altri.
Il prestito al Pisa
Dopo una furiosa lite con l’allenatore in seconda Maddè, il tecnico Bagnoli, decise di mandarlo in prestito al Pisa in serie cadetta.
Dopo la parentesi toscana torna al Genoa dove il nuovo allenatore Bruno Giorgi gli dà la titolarità sulla sinistra con il suo amico Panucci a destra.
Fortunato fece una gran stagione con 3 gol di cui il più importante è stato al Milan nel finale per il 2-2 che valse la salvezza.
La chiamata della Juventus
Tutto questo gli portò l’interesse e la chiamata di Trapattoni alla Juventus.
In bianconero fu additato come il nuovo Cabrini in un cambio generazionale nel quale arrivò anche Del Piero.
Con i bianconeri divenne subito titolarissimo e chiuse la stagione con un gol segnato nella sconfitta per 3-1 all’Olimpico di Roma contro la Lazio.
Da gennaio però cominció a sentirsi affaticato di continuo ed a non recuperare mai la forma, sempre febbricitante, ruppe coi tifosi che lo additavano di scarso impegno.
La malattia
Il medico Agricola insospettito dall’aspetto malconcio del ragazzo fece delle analisi e scoprì che era affetto da leucemia linfoide acuta.
Fu curato a Perugia ed aiutato ad avere i familiari vicini grazie all’ospitalità del compagno di squadra Ravanelli, nativo del capoluogo umbro.
Stava migliorando ma improvvisamente le difese immunitarie si abbassarono in maniera importante.
Fu colpito da una polmonite che gli fu fatale e che lo portò via il 25 Aprile 1995.
Era doveroso ricordare un ragazzo straordinario portato via troppo presto da una terribile malattia a soli 23 anni.
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