L’esonero di Tudor regala alla Juventus il triste primato di sei allenatori nelle ultime cinque stagioni di campionato.
Juventus e il progetto incompiuto
Massimo Brambilla, seppur incaricato ad interim, sarà il sesto allenatore negli ultimi cinque anni per la Juventus.
Dal 2020, ovvero da quando Sarri ha salutato da vincitore con lo scudetto in bacheca, la Vecchia Signora non è riuscita a trovare un nuovo leader a cui affidare la panchina in modo continuativo e ancor più grave rinnegando sempre dopo pochi mesi progetti e scelte tecniche di campo.
Tudor come capro espiatorio per le colpe di una dirigenza che ha speso 300 mln per giocatori mediocri è il riassunto di una crisi che nasce e finisce da anni di mancata programmazione.
Ogni estate un progetto, ogni autunno un fallimento. Un mix di errori tra mancanze tecniche e carenze societarie.
Ma cosa sta succedendo alla Vecchia signora?
Le risposte sono molteplici e sconcertanti per il blasone e la storia della società bianconera. Scelte di mercato discutibili, girandola di allenatori, e una società a cui mancano veri leader.
Dopo l’era Giuntoli, oggi comanda il direttore generale Damien Comolli. La squadra però non ha ancora un Direttore sportivo vero punto di riferimento di mercato.
La società inoltre arriva da un fallimento sportivo dopo l’altro. Ad appesantire ancora di più un ambiente sempre più elettrico si aggiungono sia le vicissitudini giudiziarie sia un assetto societario in fibrillazione per scontri di visione tra la Tether di Giancarlo Devasini e Paolo Ardoino (che detiene l’11,5% di capitale della Juventus) e la proprietà Exor di John Elkann.
Ma veramente l’era Agnelli alla Juventus è destinata a finire? Oggi la dinastia Agnelli-/Elkann si sta spostando sempre più su altri interessi, vendendo diversi asset e pianificando anche l’uscita da un settore storico come quello dell’editoria.
E se dopo toccasse anche al pallone cosi caro a Giovanni Agnelli? Sarebbe veramente la fine di un’era.
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