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Dal sogno al declino: vent’anni di Cairo e un derby che non esiste più

Record negativi e delusioni, ma questa Juve non è imbattibile

Alle 18 va in scena il Derby della Mole. Ma prima del fischio d’inizio vale la pena guardarsi indietro: vent’anni di presidenza Cairo e una sola vittoria nei derby di campionato. Un bilancio che fotografa il fallimento sportivo più pesante dell’era granata moderna.

Venti anni, un solo acuto

Urbano Cairo ha rilevato il Torino il 2 settembre 2005. Da allora, in vent’anni di derby ufficiali, i granata hanno battuto la Juventus una sola volta: 26 aprile 2015, Torino-Juventus 2-1 (gol di Darmian e Quagliarella). Da quel giorno, solo sconfitte e pareggi.

L’egemonia bianconera

Dal 2015 a oggi la Juventus non ha più perso il derby: 22 partite consecutive senza sconfitte. All’Allianz Stadium il Torino non ha mai vinto: 15 gare, 12 vittorie Juve e 3 pareggi.
In Serie A il bilancio complessivo parla chiaro: 78 successi bianconeri, 47 pareggi, 35 vittorie granata.
La differenza tecnica, economica e mentale si è tradotta in una distanza abissale anche sul campo.

Le umiliazioni più pesanti

  • 16 dicembre 2015, Coppa Italia: Juventus-Torino 4-0.

  • 20 marzo 2016, Serie A: Torino-Juventus 1-4.

  • 23 settembre 2017, Serie A: Juventus-Torino 4-0.
    Tre sconfitte simbolo di un’era in cui il derby è stato regolarmente perso prima ancora di essere giocato.

I record (negativi) di Cairo

  • 1 vittoria in 20 anni.

  • 0 successi esterni dal 1995.

  • 22 derby senza vittorie consecutive.

  • 15 anni senza gol decisivi fuori casa.

  • Record di sconfitte per un presidente nella storia del club nel derby.

Oggi, un’occasione che vale più dei tre punti

La Juventus arriva al derby reduce da un cambio in panchina e da settimane di tensioni. Non è la corazzata di qualche anno fa. È fragile, ferita, sotto pressione. Il Torino invece ha il dovere morale di provare a rompere l’incantesimo: non solo per classifica, ma per dignità sportiva.

Negli anni Ottanta e Novanta, anche quando la Juve era tecnicamente superiore, il Torino sapeva trasformare il derby in una battaglia di cuore. C’erano i derby di Pasquale Bruno, di Policano, di Cravero e Mussi, di Marco Ferrante, partite in cui l’orgoglio granata compensava ogni differenza tecnica. Si vinceva con il carattere, con la fame, con la rabbia di chi non accettava di essere la seconda squadra della città. Quell’identità, quell’anima combattiva che aveva reso il Toro rispettato anche nelle sconfitte, oggi sembra svanita nell’era Cairo, sostituita da una rassegnazione silenziosa che non appartiene alla storia granata.

Vent’anni di Cairo e un solo derby vinto

Vent’anni di Cairo e un solo derby vinto: il dato non è opinabile, è una condanna sportiva. Il Torino è sopravvissuto, non è mai rinato. Ha perso identità, ambizione e orgoglio, trasformando il derby in un rito di rassegnazione. Ma oggi no. Oggi la Juventus arriva ferita, confusa, vulnerabile. Se c’è un momento per spezzare la maledizione, è questo. Perché continuare a perdere è una scelta, non più un destino.

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