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Brescia Calcio: storia di un dramma sportivo

La storica società lombarda dice ufficialmente addio al calcio professionistico tra tante ombre e qualche sospetto

Brescia Calcio: storia di un dramma sportivo

L’orologio si è fermato alle 15 di venerdì 6 giugno 2025, un giorno che nessun tifoso e dirigente del Brescia dimenticherà. Ore drammatiche, intense, surreali, scandite dalla rassegnazione che Cellino avesse già deciso giorni prima la pietra tombale sulla quale scrivere giorno, data e società sportiva. Un dramma annunciato, di fatto, ma che delinea una moltitudine di dubbi su tanti aspetti che cercheremo di analizzare.

La salvezza sul campo

Che la stagione sportiva del Brescia non sia stata indimenticabile lo han dimostrato i cori di contestazione dei tifosi, quest’anno più che mai adirati, nei confronti di Massimo Cellino. La squadra fatica ad ingranare, mai per davvero protagonista e spesso confusionaria in idee ed in mezzi.

La vittoria nell’ultima giornata di campionato contro la Reggiana aveva dato ossigeno alla piazza, con festeggiamenti e tanti sospiri di sollievo. Una vittoria che, combinata ai risultati sugli altri campi, aveva assicurato alle rondinelle la permanenza in serie B ed un capitolo, l’ennesimo, da chiudere in fretta. Poi, d’improvviso, un fulmine squarcia l’ambiente: il Brescia viene penalizzato dal Tribunale Nazionale Federale per irregolarità nei pagamenti Irpef e Inps, più precisamente alle scadenze di febbraio ed aprile con crediti d’imposta risultati inesistenti, su verifica dell’Agenzia delle Entrate, contattata dalla Covisoc. Crediti di imposta che, è bene specificare, Cellino aveva acquistato da Gruppo Alfieri, agenzia milanese in Via Monte Napoleone.

Le reazioni

Massimo Cellino non aveva tardato nel rispondere ai giornalisti:

“ Siamo stati truffati ed ho già presentato una denuncia penale. Quella società di via Monte Napoleone a Milano che ci ha venduto i crediti di imposta è sparita, non rispondono più al telefono. Eppure hanno ceduto crediti di imposta per più di 100 milioni a molte aziende…”

Una di quelle aziende è il Trapani, anch’esso vittima della medesima agenzia, anch’esso penalizzato dal Tribunale Nazionale Federale. Massimo Cellino aggiunge:

“Abbiamo chiesto 2,4 milioni in crediti d’imposta e loro hanno trattenuto circa il 15%. C’era chi offriva il 25%, quindi uno sconto maggiore, ma il nostro fiscalista era tranquillo, aveva garanzie dalla Banca d’Italia: ora è disperato“.

A detta della società Brescia, insomma, il fallimento sportivo è nato sostanzialmente da una truffa messa in atto da una agenzia milanese che ha messo di fatto sotto scacco almeno due società sportive professionistiche.

Tra l’imbarazzo e lo sgomento

Non ci è voluto molto per svelare chi fosse a capo del Gruppo Alfieri. Ciò che ha destato imbarazzo e sgomento è l’enorme quantitativo di notizie che, come tessere di un puzzle, hanno sostanzialmente descritto una società fantasma. La giornalista Valentina Menassi scopre di fatto gli altarini e mette un punto ben preciso sulla vicenda, lasciando ai più dei seri dubbi sull’affidabilità della gestione di Massimo Cellino.

La Menassi indica in Gianluca Alfieri il fondatore dell’agenzia Gruppo Alfieri. Agenzia che non ha un sito web, che ha pochi mesi di vita e che l’appena 25nne ha strutturato in modo molto rudimentale, senza dipendenti e con un solo amministratore. Lo stesso Cellino ignorava con ogni probabilità che la sede di tale agenzia (che si raccontava essere in Via Monte Napoleone, per l’appunto), in quella via nel cuore di Milano non sia mai esistita.

Insomma, una vicenda che lascia dietro di sé tanti quesiti ed altrettante perplessità

Le ultime ore

114 anni cancellati in pochi giorni ed un dramma sportivo che anche la politica locale fatica a digerire. Intanto, Massimo Cellino spegne il telefono e non si rende più raggiungibile, dando ancora più senso a quel buio pesto che ormai avvolge una città intera. Chi si trovava davanti alla sede della società lombarda, racconta delle lacrime degli ormai pochi dipendenti che per giorni hanno accompagnato il direttore generale Andrea Mastropasqua ed il team manager Edoardo Piovani. Verso sera, una quarantina di tifosi delle rondinelle che si erano radunati davanti alla sede hanno lasciato partire un applauso. Poi, contestazione a Massimo Cellino, considerato unico, vero colpevole e mandante dell’omicidio sportivo del Brescia.

Rimangono tanti dubbi riguardanti le scelte di Cellino e sul motivo per il quale, anziché cedere la società agli investitori del gruppo “Scuola-Marroccu“, abbia giocato d’azzardo facendo muro con la Figc. Nessuno nell’ambiente Brescia, in questi 8 anni di gestione Cellino, ha mai per davvero capito le scelte dell’imprenditore cagliaritano, spesso in contrasto con le dichiarazioni dello stesso.

Quello che ci auguriamo è che una società storica come il Brescia Calcio trovi modo di rinascere dalle proprie ceneri, questa volta più sane. E che Napoli e Fiorentina possano servire da esempio.

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