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Il festival di Berlino é la sua notte d'Orso.

Politica d'orso o opinione artistica ?

Il cinema tedesco é premiato con l’Orso d’oro.

Il quinto film di Ilker Catak, regista tedesco d’origine turco, conosciuto per The Teachers’ Lounge già noto e apprezzato dal grande pubblico, vince l’orso d’oro della 76a edizione di uno dei festival del cinema più riconosciuti nel mondo, con la sua nuova opera Yellows Letters.

Il film racconta la possibile storia vera di una coppia di artisti famosi turchi (lei attrice, lui regista) che per colpa della loro opinione politica non possono più lavorare dovendo lottare contro il proprio paese, vivendo l’oppressione e repressione da parte del governo.

Il film è ambientato a Istanbul ma girato principalmente in Germania.

Purtroppo quest’anno il festival ha vissuto un clima molto teso e freddo come la città che porta il suo nome. La Berlinale 2026 si é trasformato in un teatro politico con accuse gravi, che ne organizzazione e nemmeno i giuristi hanno voluto assecondare.

Polemiche al festival

Tanti artisti al momento dei loro discorsi hanno espresso il loro totale sostegno al popolo palestinese particolarmente per Gaza.

La direttrice americana del festival Tricia Tuttle ha aperto la cerimonia di chiusura dichiarando apertamente di avere trovato tante persone piene di rabbia e tristezza, con un sentimento d’emergenza rispetto al periodo delicato che il mondo sta vivendo.

Dopo le accuse di censure pro-Israel fatte al festival in una lettera aperta firmata da più di 80 artisti di cui Tilda Swinton e Javier Bardem, ma anche Mark Ruffalo condannando il silenzio rispetto alla guerra in corso in Palestina.

Una parte centrata molto sulla politica, accennato più contro la destra, durante il ricevimento del premio più ambito della competizione, il produttore del film vincitore tedesco Ingo Fliess suggerisce che tutti gli artisti debbano essere allieti e non il contrario, contro i partiti di destra e l’oppressione in generale.

Il presidente della giuria Wim Wenders, ha invece interpellato il pubblico proponendo l’idea di un cinema che sia prima di tutto arte e non necessariamente sempre legato alla politica, sottolineando come il momento per il festival fosse già di per sé molto complesso.

… il cinema dovrebbe rimanere fuori dalla politica.

Ringraziando tuttavia gli attivisti per il loro coraggio e chiudendo il discorso con una frase di riflessione: “Tutto deve diventare competizione ?”

Poco prima un regista Sirio-palestinese fuori concorso, ha attaccato verbalmente in modo molto offensivo il festival accusando la complicità per gli orrori che stanno succedendo a Gaza.

Il ministro tedesco della Cultura ha difeso con fermezza il festival (finanziato in gran parte dal governo) e i suoi organizzatori, sostenendo il loro modo di intervenire e di procedere in maniera pacata e sensibile, cercando un equilibrio. Ha concluso dichiarando che il Festival del Cinema di Berlino non è una ONG e che la libertà di opinione esiste anche quando si sceglie di non esprimersi.

La domanda rimane : qual è la soglia che separa opinione e arte ?

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