
Un’attivista pro-palestinese ha fatto molto parlare di sé, non solo per le sue idee politiche o le sue credenze religiose, per le quali era già conosciuta, ma per aver collegato questi temi a uno degli animali domestici più amati: i cani.
Conosciuta per le sue posizioni nette e per essere a capo dell’associazione Within Our Lifetime, organizzazione nata nel 2015 per lottare per i diritti del popolo palestinese, Nerdeen Kiswani, 32 o 33 anni, ha scatenato una forte polemica. Tutto è iniziato con la pubblicazione di una frase controversa sul social X (ex Twitter):
“Finally, NYC is coming to Islam. Dogs definitely have a place in society, just not as indoor pets. Like we’ve said all along, they are unclean.”
“Finalmente, New York si sta avvicinando all’Islam. I cani hanno sicuramente un posto nella società, ma non come animali domestici da appartamento. Come abbiamo sempre detto, sono impuri.”
La polemica è esplosa dopo le frequenti lamentele contro i proprietari di cani che spesso non raccolgono i bisogni dei propri animali per le strade di New York, un problema presente in molte città del mondo. Tuttavia, la frase di Kiswani non faceva riferimento alla sporcizia lasciata per strada – responsabilità degli esseri umani – ma sembrava esprimere un giudizio verso chi sceglie di vivere con un cane in casa.
Dopo le reazioni e lo scandalo suscitato dal post, che ha superato i 2,6 milioni di visualizzazioni, Kiswani ha dichiarato che si trattava di uno scherzo. Nonostante ciò, la vicenda ha generato un’ondata di critiche, oltre a numerose minacce e insulti.
C’è chi sottolinea che il vero problema resta il rispetto degli spazi pubblici e l’obbligo, spesso ignorato, di raccogliere i bisogni dei propri animali. Altri, invece, accusano l’attivista di aver mescolato temi che non dovrebbero essere associati, come religione e animali domestici.
Non sono mancate nemmeno interpretazioni più ampie: alcuni infatti hanno letto il post come l’ennesimo spunto di riflessione sulle difficoltà di convivenza tra culture e sensibilità diverse in una città cosmopolita come New York.
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