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Ridley Scott e l’apocalisse del 2035: l’Italia diventa lo scenario della fine del mondo

Tratto dal romanzo di Peter Heller, il nuovo film di Ridley Scott ci accompagna ancora nell’universo di uno dei registi più apprezzati del panorama mondiale, che continuiamo ad amare anno dopo anno, genere dopo genere. Anche con qualche flop nel mezzo.

Jacob Elordi, Josh Brolin e Margaret Qualley formano un cast pieno di fantasia e di promesse, alla ricerca di un futuro migliore anche dopo l’apocalisse più totale. Provando a trovare un senso a questa vita che vita non è più.

Ambientato nel 2035, il film racconta di personaggi che vivono in un mondo catastrofico, dove speranza e sopravvivenza sono messe a dura prova.

Il film si apre già con il panorama di un paesaggio totalmente distrutto dalle conseguenze di una pandemia letale per la maggior parte dei suoi abitanti.

Ricordo del passato? O premeditazione di un futuro incerto, per lanciare un grido d’allarme sul destino della nostra Terra?

Ricordandoci che il peggior nemico degli uomini sono gli uomini stessi. Mostrando la capacità dell’essere umano di dimenticare chi ha davanti pur di riuscire a sopravvivere. C’è chi aiuta e chi distrugge, lasciando per morto chi non fa parte dello stesso gruppo.

Il protagonista Hig, un tempo persona normale, a cui questo fatale virus ha rubato quasi tutto: la moglie incinta e la sua vita, che chiamerà “perfetta”. Il suo fedele compagno di vita, il suo cane Jasper, ci ricorda l’importanza di un amico leale in qualsiasi circostanza.

Hig vola attraverso paesaggi dell’Italia impressionanti per la loro bellezza. L’obiettivo è riuscire a sfamare se stesso e il suo accolito Bangley, interpretato da un Josh Brolin perfettamente calato nel ruolo.

Per Ridley Scott e i suoi sceneggiatori, Mark L. Smith e Christopher Wilkinson, che portano sullo schermo un adattamento in gran parte perfettamente lineare del romanzo, dallo spettatore del film allo stesso autore, è impossibile non pensare alla moltitudine di disastri sanitari ed ecologici che hanno dato alla storia una sfumatura molto inquietante e quasi profetica di quello che potrebbe diventare la nostra umanità, sempre più in perdizione.

Ridley Scott mette in primo piano l’Italia come set

Inizialmente il regista multipremiato aveva in mente il Canada come set per il suo film, ma, amante dell’Italia, della sua natura e del suo cibo, la scelta finale è ricaduta sul territorio italiano. Dal Friuli-Venezia Giulia, passando per il Veneto e l’Abruzzo, fino alle immagini mozzafiato delle Dolomiti, Scott ci permette di ammirare una splendida natura che riprende i suoi spazi e i suoi diritti dopo il caos.

Cosa ci ricordano (più o meno sempre) i film post-apocalittici?

Che dietro scenari estremi, pandemie e civiltà al collasso si nascondono spesso paure molto più vicine alla nostra realtà: la solitudine, la perdita, l’incertezza del futuro e, soprattutto, il modo in cui l’essere umano reagisce quando le regole della società vengono meno.

E anche quando sembra tutto perduto, l’importante è sempre continuare a creare legami.

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