CalcioMercatoPrimo PianoSerie A

Così procuratori senza scrupoli e “bamboccioni” dalla morale discutibile ricattano la Serie A

I club ormai sono diventati il contraente debole, sempre più ostaggio della mancanza di etica che caratterizza certi comportamenti: vedi Esposito e Kean. Se questo è il Rinascimento prospettato da Malagò...

Tradizionalmente l’estate è il periodo deputato al calciomercato. Gli affari in questa ultima settimana di agosto, quando la sessione si avvia verso la sua naturale conclusione, sono tra i più interessanti, perché trattative che si protraggono da settimane finalmente entrano nel vivo. Peccato che almeno due di questi colpi – Sebastiano Esposito al Sassuolo e Moise Kean in queste ore ufficializzato dal Como – siano stati ispirati dalle pressioni operate sul giocatore, e di riflesso, sulla società di appartenenza, da parte del loro manager. C’è la mano di chi ne gestisce le carriere, infatti, a indirizzare entrambi i trasferimenti. In pratica, l’agente ha scelto con ferma consapevolezza di forzare la mano, interferendo di fatto nelle strategie di Sassuolo e Fiorentina, ispirandosi a fredde logiche di convenienza. In primis, per sé stesso. Poi per l’assistito di turno.

Innegabile, effettivamente, che l’atteggiamento provocatorio di Esposito, o l’indolenza di Kean, abbiano una comune matrice di insofferenza. Magari i loro mal di pancia non sono frutto di una decisione autonoma, bensì telecomandata da altri. Funzionale però a esacerbare talmente gli animi, al punto da provocare poi una insanabile rottura. Utopico dunque pensare che l’interesse collettivo, cioè la squadra, possa coincidere con quello individuale. Del resto, come potrebbe essere altrimenti, in piena deriva capitalistica: ormai il potere di certi procuratori è assoluto. In questo scenario, dove i calciatori accampano un mucchio di diritti, e se ne infischiano bellamente dei doveri connessi a contratti sottoscritti in piena libertà. Nessuno ha piazzato a Sebastiano e Moise una pistola alla tempia, perciò diventa legittimo domandarsi come taluni personaggi possano prendere decisioni che vanno esclusivamente a loro beneficio, creando al contempo inenarrabili problemi gestionali alla direzione sportiva di un club professionista.

Deontologia, questa sconosciuta

Eccole, le due parole chiave: vincolo contrattuale e professionalità. Esposito è legato ai rossoblù fino al 2030. Il mancato ritocco all’ingaggio l’ha sprofondato in una crisi di “ansia e stress”. Kean alla Viola fino al 2029. Tra l’altro, con uno stipendio vicino ai quattro milioni e mezzo a stagione, il più alto dell’intera rosa. Indubbio che puntare i piedi, arrivando in ritardo agli allenamenti, imbronciato come un bimbo messo ingiustamente in castigo, invece di andare direttamente al braccio di ferro, disertando il ritiro grazie a un certificato medico, sono comportamenti lontani da qualsiasi deontologia. Pur non volendo apparire stucchevolmente retorico, sarebbe lecito pretendere da chi anela lo status di “professionista” una responsabilità strettamente connessa al ruolo.

Ergo, un minimo di gratitudine per chi ti paga profumatamente, nonché infinito rispetto per i tifosi. Vero è che i soldi non danno la felicità, ma giocare a calcio per mestiere è sempre meglio che scaricare le cassette della frutta al mercato. Inoltre, il denaro che consente a questi bamboccioni di vivere nell’agiatezza e nel lusso arriva (direttamente o indirettamente) proprio dalle tasche della gente. Mentre Esposito e Kean hanno accampato chissà quali fantomatici diritti sindacali per ottenere una bella gratificazione personale, dei tifosi non frega nulla a nessuno. Seguite il ragionamento e capirete meglio dove voglio andare a parare. Partendo dal presupposto che oggi il fruitore finale del “prodotto-calcio” nel suo complesso (stadio, tv a pagamento, merchandising) non è più considerato un mero appassionato, ma alla stregua di un cliente qualsiasi, nel momento in cui lo scontenti, non fai altro che offrire un disservizio.

I tifosi? Muti e rassegnati

In definitiva, ora c’è qualche cagliaritano che ha acquistato (non a prezzi di saldo…) la maglietta di Esposito. Chi gli spiegherà che ha buttato i soldi dalla finestra? E quei fiorentini che hanno sottoscritto al buio l’abbonamento al Franchi, pagando in anticipo rispetto alla fine del mercato, saranno rimborsati, non potendo godere dei gol di Kean? Non ci vuole un genio della programmazione aziendale per intuire che se non si affronta seriamente una endemica mancanza di etica che affligge l’italico pallone in tutte le sue variopinte sfaccettature, il Rinascimento prospettato da Malagò nel suo programma elettorale sarà carta straccia.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Inviaci il tuo video

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio
Nonsolocalcio

Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.