
Con la presentazione di Massimiliano Allegri, ufficialmente investito dell’intrigante compito di raccogliere il testimone da Antonio Conte, entra nel vivo la stagione del Napoli. Quella in cui, da un lato, cominciano concretamente le riflessioni in chiave rinforzi. Dall’altro, si inizia a fare sul serio, passando alla fase operativa del ritiro a Dimaro Folgarida, dove il gruppo resterà fino al 27 luglio.
Nei prossimi giorni, dunque, mentre sul campo di Carciato si suderà copiosamente, al ritmo della doppia seduta quotidiana (tranne nei giorni in cui sono previste amichevoli: il 22 luglio con l’Arezzo, il 26 contro la Carrarese), i colloqui tra l’allenatore e il diesse Manna sono destinati a infittirsi. Architetti, in campo e nella “stanza dei bottoni”, di un progetto tecnico tutto da scoprire. L’età della restaurazione, quindi, corre su binari paralleli, e viene portata avanti con la consapevolezza di dovere fare comunque scelte forti. Non potendo sbagliare alcunché. Da qui la necessità di approcciarsi al mercato attraverso un percorso a tappe ancora da definire, affinché si realizzino poi le migliori condizioni possibili per vendere (prioritario…).
Affari sfumati o finti obiettivi?
Prematuro, ovviamente, emettere giudizi affrettati sul teorico immobilismo della società. Tantomeno sono ammessi ambizioni al ribasso. Nonostante l’organico, al momento, sia zeppo di reduci da prestiti altrove: zavorre ereditate da acquisti concretizzati negli anni precedenti. Senza trascurare l’incidenza di chi torna dal Mondiale, dove ha brillato poco o nulla.
Nel frattempo, aumenta la fibrillazione, se non addirittura lo sgomento, nell’ambiente partenopeo. Che rimane perplesso sui mancati arrivi di Gila e Khalaili. Magari, avendo aspettative altissime, i tifosi si staranno stupendo della strategia attendista perorata dalla proprietà. Un argomento, però, che il neo-titolare della panchina pare non voler toccare (“Abbiamo una rosa importante. Possiamo giocare con vari sistemi, ma fatemi scoprire i calciatori, perché se ne può parlare solo allenandoli…”), preferendo destinare le attenzioni ad approfondire le sue idee, ricche di sfumature tattiche, lavorando sul campo. Del reso, non è tipo da valutare gli uomini a disposizione sulla scorta del loro curriculum. A decidere chi gioca sarà esclusivamente il merito, non certo la storia personale o il regresso status di top player.
Sistema e non modulo, ecco la continuità
In tale scenario, per intuire gli aspetti del gioco che il Conte Max vorrà sviluppare, bisognerà attendere ancora qualche giorno, giusto il tempo che gli allenamenti comincino a entrare nel vivo. Presumibile che si muoverà su una cifra stilistica orientata alla “continuità”, che prescinde dai numeri. Bensì, si basa sull’effettivo numero dei giocatori deputati a svolgere le due fasi in cui si articola il gioco. Insomma, sistema e non più modulo, puntando il possesso sul 3+2 in costruzione. Con la doppia variante del terzetto arretrato, composto da un terzino e due centrali, oppure dal metodista che si abbassa. E gli altri 5 a occupare razionalmente fasce, corridoi intermedi e centro. Sostanzialmente, nell’ottica di non andare mai in inferiorità numerica, si attacca con quanti uomini si difende, e viceversa. Un atteggiamento perfetto per rendere tutti (o quasi) un po’ più sicuri. E magari anche vincenti.
L’obiettivo di De Laurentiis è una sorta di fissazione: va data priorità alla Champions League. Anche se Allegri ha voglia di rivalsa in Serie A, dopo il deludente finale di campionato dello scorso anno col Milan. D’altronde, c’è bisogno di creare entusiasmo dentro e attorno alla squadra. Perciò, in un calcio sempre più globalizzato, dove ormai l’organizzazione, specialmente a livello difensivo, consente a chiunque di comprimere gli spazi, così da giocarsela uomo su uomo pure contro squadre sulla carta assai più forti, immaginare un Napoli schierato su un blocco medio/basso non è un’ipotesi campata in aria.
Questo non significa approcciarsi in maniera rinunciataria all’avversario, lasciandogli gestire liberamente la palla, aspettando passivamente lo scorrere degli eventi. Lo scopo, invece, rimane quello di darsi copertura reciproca e sporcare le linee di passaggio, ribaltando appena possibile l’azione. Pur senza pressare ossessivamente. Ma stando molto attenti ai riferimenti nella zona di competenza e alle marcature preventive. Tanto in organico Allegri ha i giocatori capaci di cambiare atteggiamento nel corso della partita, trovando soluzioni che non rendano la squadra piatta e prevedibile.
Esaltare le doti dei singoli
Innegabile ci sia curiosità intorno ai princìpi che vorrà proporre al gruppo. Nondimeno l’unico interlocutore che potrà dare risposte agli input del tecnico resta il campo. L’impressione è che Allegri si affiderà alle situazioni in grado di esaltare le peculiarità degli azzurri. Pensiamo, per esempio, ai cambi di gioco: sovraccaricare un lato e poi ribaltare il fronte, esplorando il lato debole, potrebbe servire a isolare in situazione di uno contro uno, quegli esterni mortiferi nel dribbling, che abbondano in azzurro (Alisson Santos, Neres, Politano e Lang). E come non pensare agli inserimenti senza palla di mezzali come McTominay o Anguissa per destabilizzare l’assetto difensivo degli avversari.
Adesso la parola passa al campo, giudice inappellabile di idee e teorie. Lì gli azzurri dovranno tradurre e mettere in pratica il pensiero calcistico dell’allenatore livornese. Chissà che il “corto muso” non attecchisca anche all’ombra del Vesuvio, spodestando gli Esteti ed i Giochisti, perennemente affascinati dalla ricerca del dominio.
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