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Lukaku decisivo all’esordio, uscendo dalla panchina: il Napoli osserva e aspetta possibili sviluppi

Nonostante Garcia preferisca De Ketelaere da “falso nueve”, nel Belgio si sente tremendamente la mancanza di un centravanti di ruolo

In un Mondiale che stenta a decollare calcisticamente, nonostante l’organizzazione si sforzi di ammantare il torneo con appendici hollywoodiane, tra prepartita modello NFL e interruzioni in corso d’opera, mascherate da cooling break – tipico pasticciaccio in salsa statunitense, per giustificare il passaggio degli spot pubblicitari -, sussiste la caccia spasmodica all’eroe di turno. Meglio se più o meno fisicato, e con un naturale fiuto per il gol. Ne sono pienamente consapevoli, per esempio, i tifosi del Belgio, e di riflesso, pure quelli partenopei. Infatti, a togliere le castagne dal fuoco ai Diavoli Rossi, palesemente col freno a mano tirato nel debutto contro l’Egitto, meritatamente in vantaggio dopo nemmeno 20 minuti, ha provveduto Romelu Lukaku. Non segna lui personalmente, ma gli va riconosciuto il merito di aver rimesso in parità l’incontro.

Finalmente, oltre l’abbondante ora di gioco in totale sofferenza, il confusionario Garcia, altro anello di congiunzione tra Belgio e Napoli, però troppo simile all’allenatore visto all’ombra del Vesuvio nei mesi successivi allo scudetto spallettiano, per non suscitare la disperazione di chi gli ha affidato il compito di gestire le ambizioni dei fiamminghi, manda in campo il centravanti azzurro. A Big Rom bastano una dozzina di secondi per gettare letteralmente nel panico la retroguardia avversaria. In particolare, stimolato ad aggredire la profondità, il suo movimento è decisivo nel propiziare l’autogol di Hany, costretto a spingere goffamente il pallone alle spalle di Shobeir, nel disperato tentativo di anticipare il numero nove un attimo prima che potesse sfruttare a suo vantaggio la verticalizzazione e battere a rete.

Quasi gol che fa sperare

Nel complesso, la prestazione del Belgio all’esordio mondiale non è stata affatto lusinghiera. Anzi, ha contribuito a evidenziare le croniche difficoltà di un gruppo in cui De Ketelaere si sbatte tanto, ma rimane inconcludente negli ultimi sedici metri. Mentre De Bruyne continua a passeggiare per il campo: al netto di piedi educatissimi, indubbiamente superiori alla media – caratteristica chiara e cristallina, mostrata in occasione della punizione finita sul palo -, sembra lo stesso giocatore svogliato che ha portato allo sfinimento un disperato Antonio Conte. Insomma, senza una vera prima punta, si stenta a scovare gli spazi.

A questo punto, lecito immaginare che il 21 giugno, nella seconda giornata del Gruppo G, anche l’Iran attuerà la medesima strategia adottata dagli egiziani, funzionale a soffocare la qualità tecnica altrui in virtù di atteggiamento aggressivo sui riferimenti e marcature personalizzate. Orientando il match sull’idea di lavorare costantemente uomo vs uomo, che la squadra di Garcia ha già sofferto terribilmente. Come se i suoi uomini facessero una fatica enorme a produrre nitide opportunità realizzative. In effetti, schierare De Ketelaere nella posizione di “falso nueve” serve a tenere le distanze tra i reparti maggiormente ravvicinate, con l’atalantino bravo a cucire la manovra. Tuttavia, c’è correlazione tra la mancanza di un centravanti di ruolo e la voglia di cercare un equilibrio tattico, che può spiegare le ragioni di tale fragilità offensiva.

Ritrovare sè stesso

Paradossalmente, Lukaku potrebbe normalizzare il Belgio, cosicché poi si svilupperebbe un gioco dove l’intensità nel difendere il pallone dell’attaccante favorisce la progressione dell’azione, con tutto quello che ne consegue con tempi e spazi sottratti alla controparte.

La capacità di iperperformare di Romelu quest’anno si è vista poco, a causa dei noti problemi muscolari: in maglia azzurra ha inanellato solamente 64’, mettendo a segno un misero golletto in campionato contro il Verona. Nondimeno, al netto dei numeri davvero scadenti, l’impressione è che le sue caratteristiche mal si abbinano al calcio di Garcia. Anche se per avere concrete possibilità di passare il turno, il tecnico forse dovrà necessariamente sperare che il suo centravanti raggiunga quanto prima la migliore versione di sé stesso.

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