
Per celebrare i trent’anni di una rivoluzione tecnologica senza precedenti, Pixar ha deciso di riportare sul grande schermo il quinto capitolo di una delle saghe di cartoni animati più amate di sempre: Toy Story.
Non è un caso, perché fu il primo film realizzato interamente con la CGI (Computer-Generated Imagery). Un successo mondiale che conquistò i più piccoli, oggi diventati grandi, e anche gli adulti.
Il film ci fa capire tutte quelle cose che già sappiamo ma che forse non vogliamo vedere fino in fondo. Infatti il successo fu immediato: Toy Story si trasformò in un vero fenomeno. Il film non solo rivoluzionò l’animazione, ma consacrò Pixar come uno studio capace di unire innovazione tecnica ed emozione narrativa. L’idea semplice e geniale di giocattoli che prendono vita lontano dagli occhi degli esseri umani e, per primi, dei bambini, conquistò tutti.
Ogni nuovo capitolo è cresciuto insieme a noi, raccontando storie sempre più mature senza perdere la capacità di meravigliare gli occhi di chi guarda.
In questo quinto capitolo, i giocattoli di Bonnie sono ormai affidati a Jessie. Woody vive lontano con Bo Peep, portando con sé i segni del tempo, quello che passa inesorabile per tutti. Buzz Lightyear, rimasto accanto alla bambina, trova finalmente il coraggio di dichiararsi a Jessie dopo tutti questi anni.
Bonnie continua a nutrire un grandissimo affetto per i suoi amici giocattoli e trascorre con loro gran parte del suo tempo. Tuttavia, fatica a trovare il proprio posto tra i coetanei. Le sue compagne preferiscono tablet e dispositivi elettronici, prendendola in giro perché continua a giocare come una bambina “normale” di una volta.
I bambini sono vicini, eppure distanti. Giocano attraverso uno schermo, parlano tramite chat, condividono tutto senza mai incontrarsi. Non si guardano più.
Un tema molto attuale che Toy Story 5 porta sul grande schermo e che aiuta a riflettere sul rapporto tra infanzia, tecnologia e relazioni umane, che abbiamo profondamente trasformato.
Che cosa direbbe la bambina che, nel lontano 1996, vide per la prima volta i suoi giocattoli avere un vero rapporto tra loro?
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