Il Poker della Norvegia nella periferia del calcio d’Europa suona come una triste nota stonata che si ripete
Una nazionale deludente
La pesante sconfitta in casa a Milano contro la Norvegia di Haaland ci proietta direttamente all’incubo play-off.
Piccoli, fragili, impauriti e non capaci di reagire. Questa è l’analisi di una Nazionale che non riesce a fare i progressi di gioco sperati.
Adesso per qualificarsi ai Mondiali l’Italia dovrà quindi giocare gli spareggi, come già era capitato nelle due precedenti edizioni dei Mondiali senza riuscirci.
Rieccoci qui a dire sempre le stesse cose
L’Italia del pallone è ormai bloccata in perverso spazio temporale infinito. Il tempo passa, gli anni passano ma tutto resta uguale.
Norvegia troppo forte? Sicuramente per questa piccola Italia. Le sette reti in due partite di quello che ora diventerà per tutti il Brasile europeo evidenziano invece tutti i limiti di un sistema vecchio che non ha nessuna intenzione di cambiare.
Gli stessi commenti degli addetti lavori sono sempre gli stessi con le retoriche che ciclicamente risuonano in modo fastidioso e ripetitivo :
non produciamo più campioni, ci sono troppi stranieri nei campionati italiani, non si crede abbastanza nei giovani c è una grave crisi tecnica.
Resta il fatto che anche questa volta si troverà l’alibi giusto piuttosto che mettere mano una volta per tutte a una riforma radicale che passi dallo smantellamento dei vertici FIGC al modo in cui vengono gestiti e allenati i nostri settori giovanili.
Le responsabilità vere quindi vanno oltre ai problemi tecnici di squadra e allenatore o a una Norvegia stile Brasile. I veri problemi sono lassù in alto, quel “poltronismo” che è un male nazionale dove nessuno si prenderà mai le proprie responsabilità scaricando le colpe ad altri.
La riforma del sistema
Il nostro calcio è in crisi non da ieri ma da ormai oltre dieci anni. Un sistema vecchio e obsoleto che passa dalla formazione degli allenatori ai metodi di allenamento nei settori giovanili
Si deve avere il coraggio di demolire tutto e ricostruire da capo. Dopotutto in Europa Francia , Spagna, Germania e Inghilterra hanno tutti operato cambiamenti profondi nei propri sistemi e nelle strutture.
In Italia siamo rimasti agli anni 90. Gli impianti sono vecchi, fatiscenti e quasi mai di proprietà dei club.
La causa ? Sempre la solita nel perfetto stile italiano: ritardi amministrativi, conflitti tra enti che finiscono per paralizzare l’intero sistema che finisce per scoraggiare imprenditori impedendo una progettualità a lungo termine.
In queste tematiche reali e di attualità la FIGC non è stata mai capace di prendere in mano la situazione sprofondando in un fallimento totale. Come è possibile che in questa situazione i vertici federali non siano mai cambiati negli ultimi dieci anni a questa parte ?
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