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Atp Finals: Alcaraz superstar, Sinner l’unico che può fermarlo, oggi la sfida che divide il mondo

Nel tennis ci sono momenti in cui la storia sembra ripetersi, pur cambiando protagonisti. Successe negli anni Settanta con Borg e McEnroe, un duello che trasformò lo sport in un dramma psicologico. Accadde di nuovo con Federer e Nadal, opposti perfetti in una rivalità diventata materia da antologia. Poi arrivò Djokovic, che ha riscritto record e gerarchie fino a pochi mesi fa, imponendosi come il giocatore più dominante dell’epoca contemporanea.

Oggi, sotto i riflettori di Torino, è iniziato un nuovo capitolo. Jannik Sinner e Carlos Alcaraz rappresentano la versione moderna delle “sfide eterne” che hanno scandito i decenni del tennis. Due ragazzi poco sopra i vent’anni che giocano come veterani e reggono sulle spalle il peso di un movimento globale. Due campioni che si battono ad armi pari tra loro, ma che,ed è questo l’elemento più significativo, hanno creato un divario evidente con il resto del circuito.

La finale delle ATP Finals di oggi è soltanto l’ultimo episodio di una rivalità destinata ad accompagnarci per anni. Il bilancio nei 15 precedenti parla chiaro: 10-5 per Alcaraz. Nella sola stagione in corso, si sono affrontati sei volte: Sinner ha trionfato nella notte storica di Wimbledon, ma Alcaraz ha fatto suoi gli Internazionali d’Italia, il Roland Garros, Cincinnati (complice il ritiro di Jannik) e gli US Open. Un tiro alla fune tecnico, atletico e mentale che non conosce tregua.

È una rivalità che ricorda quelle grandi narrazioni sportive che uniscono opposti complementari: la pulizia geometrica di Sinner contro l’esplosività animalesca di Alcaraz. L’italiano è un ingegnere della precisione, lo spagnolo un funambolo che gioca ogni punto come se fosse un match point. L’impressione è che uno esista perché esiste l’altro: si spingono oltre il limite, obbligandosi reciprocamente a salire di livello. E gli altri? Al momento osservano da lontano, incapaci di reggere il ritmo. È qui che nasce la sensazione di un gap generazionale con pochi precedenti.

Il presente ci dice che l’uomo da battere è Alcaraz. Oggi è numero uno del mondo e, sulla distanza della stagione, sembra avere un margine minimo ma reale su Sinner: la potenza istintiva, la capacità di inventare tennis dal nulla, una tenuta fisica che nei momenti decisivi fa ancora la differenza. Non significa che la bilancia resterà inclinata per sempre; significa che, oggi, Carlito ha “qualcosa in più”.

Sinner resta il suo unico vero antagonista. Il solo che riesce a scardinarlo, a batterlo sul palcoscenico più prestigioso, a costringerlo a giocare oltre il suo massimo. Ed è per questo che questa sfida è già leggenda: due talenti che stanno costruendo una rivalità destinata a segnare un’epoca, come quelle che hanno reso il tennis uno sport epico prima che tecnico.

In un’era in cui tutto cambia velocemente, una certezza resta: il futuro del tennis parla due lingue. L’azzurro di Sinner e il fuoco di Alcaraz. E sarà una lunga storia.

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