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Toro umiliato a San Siro: Cairo, il mago delle plusvalenze e delle illusioni granata

Pronti via e arriva il solito record (ennesimo negativo): il Torino non aveva mai perso con tre o più gol di scarto alla prima giornata di Serie A. Ci pensa l’Inter a sistemare la statistica: 5-0, grazie e arrivederci.

Il debutto di campionato diventa così l’ennesima fotografia impietosa di un club che sembra vivere più nei file Excel che sul prato verde.

Cairo, presidente allenatore direttore sportivo e… narratore

Il Torino oggi è un’azienda più che una squadra. Un’azienda a conduzione strettamente familiare, dove tutto passa dalle mani di un solo uomo: Urbano Cairo.

Il presidente-onnipresente, che ama decidere tutto, trattare tutto, firmare tutto e raccontare tutto. Una gestione “visionaria”, certo, ma solo per chi ha il dono della vista selettiva.

Il resto dell’organigramma? Figure istituzionali, comparse silenziose che osservano e annuiscono.

Il mercato di Cairo: tutto sotto controllo… delle casse

Anche quest’anno il mercato l’ha fatto lui. Trattative infinite per limare qualche centinaio di migliaia di euro, prestiti con diritto di riscatto che non verranno mai esercitati, e promesse di “alzare l’asticella” ripetute come un mantra tibetano.

Nel frattempo, le plusvalenze restano il vero trofeo in bacheca: quasi 400 milioni incassati in anni di presidenza. Investiti? In parte. Ma guai a chiedere troppo: l’importante è che il bilancio torni.

Una squadra che rispecchia la società

Il Torino in campo è lo specchio del club: confuso, incompleto, senza un’idea chiara. Baroni è arrivato con buone intenzioni, ma sembra già finito nel tritacarne di una rosa assemblata come una fiera dell’usato: difesa da film horror, attacco senza certezze, centrocampo work in progress.

Cairo, vendi il Toro? Magari un giorno…

E mentre San Siro si svuota, i cori si riempiono di rabbia: “Cairo vattene, vendi il Toro”. Non è più uno sfogo isolato, ma il grido ricorrente di una tifoseria che si sente tradita.

Le voci su una cessione a Red Bull (anticipate mesi fa e poi smentite) avevano acceso speranze, subito spente dal patron alessandrino. Oggi il divorzio tra piazza e proprietà sembra definitivo.

Il campionato è appena cominciato, ma la sensazione è che a Torino la partita più importante si giochi fuori dal campo. Quella tra chi sogna un futuro diverso e chi, invece, continua a vivere nel passato… glorioso delle plusvalenze.

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