
Per qualche ragione, da quando ha messo piede in pianta stabile tra i titolari, intorno a Antonio Vergara le aspettative sono cresciute in maniera esponenziale. Facile capire perché i tifosi napoletani si siano immediatamente innamorati, al punto da coniare un soprannome abbastanza impegnative per chiunque, figuriamoci per un esordiente assoluto in Serie A: Vergaratskhelia.
Al di là del suo curriculum, il prodotto del settore giovanile azzurro, otto anni (dal 2014 al 2022) trascorsi tra il Kennedy e il centro tecnico di Cercola, ha sudato le proverbiali sette camicie per ritagliarsi un posticino nelle rotazioni. Facendosi però trovare pronto nel momento del bisogno, al punto da prendersi letteralmente la scena, in un contesto di totale emergenza. In effetti, va rimarcato che se mezza squadra non avesse affollato l’infermeria, difficilmente avrebbe avuto un minutaggio così ampio.
Due gol meravigliosi

Vergara, dunque, rappresenta una delle novità più interessanti di questo scorcio di stagione. Vero che ha trovato spazio solo in virtù dei numerosi infortuni, per cui Conte – sempre restio a schierare giovani ancora tutti da formare a questi livelli – s’è visto costretto a concedergli fiducia, avendo l’organico praticamente ridotto all’osso. Ma poi è stato bravo a raccogliere consensi, portando qualcosa di diverso in termini tecnici nel gioco del Napoli, facendo la differenza anche in fase realizzativa.
Il gol rifilato al Chelsea, in Champions League, è davvero una soluzione che esce fuori dagli schemi, tale da rendere impossibile ai difensori qualsiasi tentativo di intervento, tra finte di corpo, sterzate estemporanee e ruleta per cambiare direzione, nascondendo la palla. Come non apprezzare la rete segnata sabato scorso alla Fiorentina, sintomo di un profilo nient’affatto ingenuo, capace di leggere la situazione, e interpretarla a suo vantaggio. Con Hojlund che protegge il pallone di spalle e rende velleitario il tentativo di anticipo, spalancando letteralmente un’autostrada verso De Gea, in cui si fionda il ragazzino di Fratta. Per dare un’idea del suo spessore emotivo, associato a innegabili abilità balistiche, lanciato a rete, con l’uomo addosso che cerca disperatamente di rinvenire, disegna una perfetta traiettoria, incrociando di interno sinistro.
Funzioni e non ruoli tradizionali

La sfida per Vergara era dimostrarsi affidabile nella zona demandata all’offensive player di destra, all’interno del 3-4-2-1, inventato per sopperire alle difficoltà di una stagione alquanto complessa sul piano del turnover. In teoria, un sistema inadatto a valorizzare le sue peculiarità, visto che è una mezzala dall’indole offensiva. Mentre Conte pretende da chi occupa quella posizione di lavorare per funzioni e mai per ruolo.
Nondimeno, nel calcio posizionale dell’allenatore salentino è riuscito a calarsi subito nella parte. Del resto, chiede ai suoi uomini grande disciplina tattica. Specie in quelle partite in cui l’atteggiamento del Napoli, orientato al dominio territoriale attraverso il palleggio, deve sottrarsi alla pressione avversaria per far progredire l’azione. In quei frangenti ha palesato una certa disponibilità al sacrificio, abbassandosi per partecipare alla costruzione. Spendendosi pure come quinto di centrocampo, essendo ben strutturato fisicamente. Una caratteristica che, associata al dinamismo, gli permette di essere lesto nei recuperi.
La verità è che ha qualcosa che lo rende diverso da Politano e Neres. Cioè, quella capacità di efficientare i movimenti un po’ da trequartista, talvolta da ala classico o addirittura da seconda punta “pura”.
La simbiosi con Hojlund

Non per niente, dov’è stato piazzato, il numero 26 ha saputo adattarsi, senza perdere la sua sfrontatezza, grazie a una sensibilità tattica che gli consente di “vedere” in anticipo i potenziali sviluppi della manovra, muovendosi poi con intelligenza in quella direzione. Sfruttando il fatto di avere davanti un “nove” a suo agio nelle sponde, ideale per favorirne gli inserimenti tra le linee.
Perciò, partendo dal centro destra, riesce a sparigliare le carte nell’ultimo terzo di campo connettendosi proprio con Hojlund, trovando quindi nel danese un perfetto pivot a cui scaricare palla, e dopo aggredire la profondità. Perché Vergara, oltre a saper dribblare, è bravo nel coprire la palla, sia quando deve girarsi, che strappando in conduzione, trascinandola in verticale.
Insomma, le premesse per ritrovare una parvenza di serenità dalle parti di Castelvolturno ci sono tutte. Ovviamente, siamo lontani dall’euforia della scorsa estate, ma la scoperta di una stellina del calibro di Vergara contribuisce a stemperare il clima di tensione che si respirava dopo l’eliminazione dalla Champions.
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