
“Diego Armando Maradona è stato il calcio nella sua essenza e nella sua totalità.”
Così Ottavio Bianchi ha provato ad esprimere a parole la grandezza di Diego per tutto il mondo del calcio e di tutto lo sport.
Ci chiediamo come si possa narrare la sua grandezza calcistica e umana per quei giovani ragazzi che purtroppo non hanno avuto la fortuna di mirare le sue gesta in campo. Prodezze che vanno al di là di un semplice gesto tecnico o di un dribbling ben riuscito. Nella sua audacia e nelle sue azioni c’era una poesia che andava oltre anche la logica più comune.
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Gol spesso inspiegabili anche contro ogni legge della fisica. Sgaloppate che da centrocampo incantavano tifosi e prodezze che hanno portato il Napoli e la sua Nazionale sul tetto del mondo.
Spesso solo contro tutto e tutti, nelle partite più complesse era capace da solo di risolvere la partita con un lampo di genio. Con quella intelligenza e furbizia che solo i più grandi possiedono.
Ha combattuto battaglie toste dentro e fuori dal campo. Nella sua vita privata non sono mancate le fragilità che lui stesso ha raccontato e di cui lui stesso ha fatto mea culpa. Battaglie che hanno fatto del male a lui soltanto e che ci hanno negato la fortuna di vedere ancora per un po’ di tempo la sua grandezza.
Basterebbe ascoltare le testimonianze di chi ha avuto il privilegio di incrociarlo nel suo cammino per rendersi conto della sua immensa grandezza.
Il grande Franco Baresi negli anni ha dichiarato:
“Quando Maradona correva palla al piede o dribblava i difensori, sembrava avere la palla incollata al piede. Ricordo i nostri primi allenamenti con lui… il resto dei compagni di squadra erano così stupiti che rimanevano a guardarlo. Tutti quanti pensavano di essere dei privilegiati, testimoni del suo genio”.
Passano i giorni, i mesi ,gli anni; si susseguono generazioni di nuovi giocatori, nuove realtà, nuove regole. Eppure il mito di Diego resta, indissolubile, inscalfibile.
Diego è un idolo uscito dal fango. Non ha mai cancellato il suo marchio d’origine, non ha mai abbandonato il mondo popolare di cui apparteneva. La gloria e la fama acquisita negli anni per trofei e vittorie non lo hanno mai allontanato dalle sue origini argentine di povertà e sacrificio.
Una realtà che ha visto ed abbracciato anche nella sua vita a Napoli.
“Voglio diventare l’idolo dei ragazzi poveri di Napoli, perché loro sono com’ero io.”
È l’astuzia che diventa mito, Diego potrebbe essere chiunque di noi. Maradona è stato il volto di un popolo, ha contribuito a dare un senso ai nostri dolori intrecciando emozioni e simbolismi collettivi.
La celebre “mano de Dios” non è solo manifestazione di astuzia, è anche impulso e voglia di rivalsa per sé e per la sua Argentina.
Allora per spiegarvi in parte cosa rappresenta nel calcio il mito di Diego vi lasciamo alle dichiarazioni di chi come lui si è avvicinato alla grandezza assoluta.
Il grande Pelé:
“Maradona è il nostro massimo punto di riferimento. Nessuno incarna la nostra essenza meglio di lui. Nessuno porta il nostro emblema in maniera più nobile. A nessun altro, negli ultimi 20 anni, abbiamo offerto tanta passione. L’Argentina è Maradona, Maradona è l’Argentina”.




