
Mentre un mucchio di analisti si scervellano, proponendo “ipotesi creative” a sostegno della tesi per cui i numerosi infortuni che stanno falcidiando la rosa del Napoli siano imputabili esclusivamente alla preparazione sbagliata, mettendo de facto Conte – “titolare” dello staff tecnico – sul banco degli imputati, l’allenatore tira dritto per la sua strada. E lavora, cercando di affrontare al meglio, pur essendo in piena emergenza, i prossimi impegni. Vero è che ormai nel calcio tutto sembra interconnesso, per cui non contano solamente i punti in classifica, ma anche come l’incidenza tra tattica e condizione fisica dei giocatori li abbia prodotti.
Le vibrazioni rimandate all’esterno dalle dichiarazioni post-gara di Stellini (e prim’ancora dello stesso Conte, durante il riscaldamento) non appaiono affatto positive. Ma andrebbero lette in chiave propositiva e non distruttiva: evidente l’intenzione di mandare un messaggio forte alla proprietà, consapevoli comunque dei problemi strutturali connessi al blocco del mercato, con la possibilità di operare solo a saldo zero. Invece di compattare l’ambiente, il peso delle parole ha contributo a disgregare tifosi e operatori dell’informazione, già impegnati in un duello dialettico insanabile, tra ContianiDiFerro e AntonioFobici.
IN DIFESA CAMBIA POCO
Insomma, con l’organico ridotto al lumicino, la “minaccia” neanche tanto velata di pescare dalla Primavera, e l’impossibilità materiale di far fronte a un calendario fitto di impegni ravvicinati ricorrendo a una distribuzione scientifica del minutaggio, immaginiamo lo stato d’animo di Conte. Storicamente allergico a situazioni in cui non riesce ad avere tutto sotto il suo rigido controllo. In questo momento della stagione, però, al Napoli serve avere maggiore stabilità. Guardando al campo, l’esigenza primaria rimane quella di ritrovare i giusti equilibri, innanzitutto tatticamente. Fermo restando l’idea di sviluppare un calcio posizionale, vediamo, dunque, quali potrebbero essere i correttivi apportati alla squadra in vista di Copenaghen. Un appuntamento quasi decisivo, poiché entrambe, dopo sei giornate di Champions, in classifica sono appena dentro le posizioni che valgono l’accesso al turno successivo, con sette punti conquistati (2 vittorie, 1 pareggio, 3 sconfitte). Con i danesi indietro per differenza reti.
Le opzioni, ovviamente, sono limitate. In difesa, cambio obbligato: entra Buongiorno per Rrahmani, con Marianucci unica alternativa in panchina. In fase di non possesso, l’architettura progettata da Conte si affida alla capacità di Juan Jesus e dell’ex Toro di saper essere spesso aggressivi. Rompere la linea orientandosi forte sul riferimento, pure ad altezze lontane dalla propria area di rigore, accettando talvolta la parità numerica, uomo vs uomo. Quindi, nessuna mutazione genetica, nelle occasioni in cui gli azzurri volessero attestarsi su un blocco medio, ammassando un mucchio di giocatori sottopalla, a prescindere da chi dovesse occupare lo slot di braccetto. Confermare Beukema, con Di Lorenzo alto, oppure retrocedere il capitano, inserendo Mazzocchi? Ciascun laterale è in grado di scalare in basso, componendo una difesa a cinque, con il conseguente scivolamento del centrale di destra, che stringe la posizione.
ADESSO VIENE IL DIFFICILE
In definitiva, la voglia di ritagliarsi un posticino nell’élite del calcio europeo cozza con la ristrettezza della rosa attuale. Allora, adesso viene il difficile, soprattutto per Conte, che ha un ruolino di marcia storicamente tutt’altro che rassicurante in Europa. Sicuramente le ore che verranno rappresentano una speranza da coccolare in vista dei recuperi almeno di Neres ed Elmas, uscito per le conseguenze di un malessere legato a uno stato influenzale. Sperando che il brasiliano, tenuto precauzionalmente a riposo col Sassuolo, prosegua nel percorso riabilitativo e si aggreghi al gruppo per la trasferta danese.
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