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Cosa c’è dietro la doppietta di Hojlund alla Cremonese

Al di là dei gol, la prestazione contro i grigiorossi racconta che razza di attaccante iconico stia diventando il danese

Finora Hojlund ha lasciato il segno sulla stagione del Napoli con nove gol, tra campionato (6) e Champions (2), oltre alla rete siglata nella semifinale di Supercoppa. Numeri significativi, frutto non solo di istinto assassino nell’ultimo terzo di campo. Una qualità innata, quella di “sentire” la porta, e percepire la presenza del marcatore prima ancora di entrarci a contatto fisicamente, combinando mobilità offensiva e capacità di aggredire la profondità. Tatticamente, dunque, il danese rappresenta la scelta ideale per un allenatore come Conte, che vuole attaccare attraverso soluzioni codificate, nelle quali si esaltano poi i movimenti garantiti dall’ex Manchester United.

Perciò, quando gli azzurri affrontano difese caratterizzate da un’attenzione maniacale sui riferimenti a uomo, il numero diciannove deve necessariamente adattarsi a lavorare spalle alla porta, reggendo fisicamente il duello individuale, grazie a un’efficace ricezione del pallone, accompagnata dall’abilità nel girarsi e sgusciare via al controllore. Se invece i Campioni d’Italia, leggendo la disposizione dell’avversario, sviluppano un calcio maggiormente diretto, offrono l’opportunità al loro bomber di andare nello spazio, con e senza palla, stimolandolo adeguatamente attraverso una immediata verticalizzazione. Insomma un “nove” che arricchisce il suo bagaglio tecnico con colpi anche assai creativi, tipici del trequartista di talento, in grado di tenere sempre alta la soglia dell’attenzione in chi lo prende in consegna.

Letture e opportunismo

Contro la Cremonese, Hojlund sembrava davvero non potesse sbagliare alcunché; convertendo in sentenza inappellabile ogni palla che gli arrivava a portata di piede (tra l’altro, il destro, quello teoricamente meno abile) nei pressi dell’area di rigore. Al di là della doppietta, infatti, ha continuato a collezionare un mucchio di giocate preziose. In primis, Conte l’ha usato come riferimento per vincere il duello con Baschirotto sugli attacchi alla profondità. Inoltre nei momenti chiave della partita dà l’impressione di essere costantemente al posto giusto, sensibile a tutto ciò che assomiglia vagamente a opportunismo puro e fiuto del gol.

Non a caso, in occasione dell’1-0 veicola la sensazione di manipolare lo spazio alle spalle della retroguardia grigiorossa, capendo in anticipo lo sviluppo dell’azione. E dunque la possibilità che il rimpallo effettivamente lo favorisse, recapitandogli il pallone tra gli scarpini. Nulla di codificato, solamente comportamento spontaneo e letture visionarie. Il raddoppio è indice di una profonda connessione coi compagni. Perché vanno riconosciuti i meriti a Politano di aver avuto una grande intuizione: prima si isola in situazione di uno vs uno con Bianchetti. Quindi, lo punta, con l’evidente intenzione di generare superiorità numerica. La genialata sta nel fatto che vede il raddoppio di Pezzella e va sul fondo a metterla col destro, piuttosto di rientrare sul mancino. Sul cross la retroguardia di Nicola collassa: chi difende guarda la palla, facendosene erroneamente attrarre, con Baschirotto che lascia la sua posizione in marcatura su Hojlund per scalare verso McTominay, nel disperato tentativo di assorbirne l’inserimento all’altezza del dischetto. Nel frattempo, il danese s’è defilato fuori linea; una micidiale percezione, scarsamente prevedibile dai difensori della Cremonese. Quanto basta per sfruttare le proprie qualità da opportunista e spingerla dentro.

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