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Coppa Davis: Italia, il cielo è azzurro sopra Malaga!

Berrettini e Sinner portano gli azzurri a vincere nuovamente il trofeo maschile a squadre più bello del mondo

Coppa Davis: Italia, il cielo è azzurro sopra Malaga!

L’Italtennis è un capolavoro, e non poteva che confermarlo anche quest’anno. Da squadra, da essenza dello spettacolo in campo e fuori, da immagine simbolo per le vecchie e le nuove generazioni. Quelle braccia unite ed  intrecciate le une alle altre, mentre sollevano il trofeo delle meraviglie, rappresentano l’immagine scolpita nella storia del nostro movimento tennistico, destinata a diventare un obiettivo “quasi scontato”, come dichiarato da Volandri.

Le rivincite di Berrettini

E’ la Davis di Sinner, sempre più mostro sacro dalle spalle larghe, è soprattutto la Davis di un ritrovato Matteo Berrettini, coccolato dal gruppo ad ogni gara che l’azzurro ha portato a termine con grinta, cattiveria e rabbia. Matteo è uscito da mille vicissitudini, da infinite difficoltà fisiche e mentali, scomparse come polvere magica dalla stoffa che solo un campione come lui avrebbe potuto avere.

“Matteo, non preoccuparti, il prossimo anno saremo di nuovo qui e la vinceremo insieme”, gli aveva detto Sinner lo scorso anno, proprio quando quella Coppa Davis tanto agognata veniva sollevata dagli azzurri dopo quasi 50 anni. Berrettini era solo una comparsa, eppure voleva esserci a tutti i costi per vivere quell’atmosfera rigenerativa di cui sostanzialmente aveva bisogno. Era su quel palco insieme agli altri e guardava quella Coppa che in realtà non sentiva davvero sua. Oggi l’immagine di dell’abbraccio liberatorio con Volandri, di quelle lacrime salate ma dolci come zucchero filato, racconteranno un nuovo, bellissimo capitolo della sua carriera. Tornare tra i primi 10 al mondo è impresa non più proibitiva.

La bacheca di Sinner

Non credo esistano più aggettivi per descrivere la forza, la potenza della natura di questo ragazzo. Pensare che solo 6 anni fa, il 29 febbraio 2019, un giovanissimo Jannik aveva iniziato il suo primo vero percorso di vittorie consecutive (ben 16), partendo dal Challanger 80 di Bergamo ed interrotto al Challanger di Villena da colui che sarebbe diventato l’amico-rivale di sempre, quel Carlos Alcaraz che oggi con la sua Nazionale, la Davis non l’ha neppure sfiorata.

Il 2024 di Sinner è come un quadro originale del Tintoretto da conservare gelosamente in casa e da rendere assoluto protagonista dell’intero arredamento. A gennaio ci fa godere con la conquista degli Australian Open con la rivincita su Nole Djokovic, replica nel torneo di Rotterdam, suo terzo ATP consecutivo, vince a Miami e ad Halle per poi conquistare uno dei trofei più importanti in quel di Wimbledon.

Abbiamo ancora ben impressi nella mente gli elogi degli americani, da sempre estremamente patriottici, quando l’azzurro ha battuto i due tennisti di casa Tiafoe e Fritz. Così come mai gustoso come quel giorno poteva esser un buon piatto caldo cinese con la vittoria del Master 1000 di Shangai.

Gli ATP Finals di Torino è storia recente, anzi, recentissima, ma oggi quella bandiera italiana sulla polo blu dipinta di blu, ha reso ancora di più l’idea che quel ricciolo rosso dalla cadenza tedesca sia nostro e solo nostro. Lo è sempre stato.

L’atmosfera della finale

Un plauso finale va rivolto ai tanti tifosi accorsi dall’Italia con tamburi, trombe in festa e cori dai mille colori. E’ l’immagine degli ultras romantici rappresentati da madri, bambini, giovani e vecchie leve tinte d’azzurro che son riuscite quasi a far credere che i nostri ragazzi, in realtà, stessero vincendo e convincendo nel cortile sotto casa nostra.

L’Italia del Tennis, oggi, è questa: mille sfumature d’azzurro destinate a rimanere impresse nella nostra Storia.

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