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Napoli, le due facce della stessa medaglia: Pedro dà… Pedro toglie!

Per la squadra di Conte la League Phase di Champions è stata una vera iattura

La copertina non poteva che prendersela João Pedro, lesto a vestire i panni dell’attaccante di razza, ammutolendo il “Maradona” con una doppietta capace di punire oltremodo il Napoli, alla caccia disperata di una vittoria che l’avrebbe tenuto in corsa per passare il turno. Perfetto contrappasso, le cui radici forse affondano in un altro evento che ha caratterizzato la storia recente dei partenopei. Il film di Inter-Lazio 2-2 dello scorso maggio racconta di uno scudetto che prende definitivamente il volo per i nerazzurri, con Pedro che diventa protagonista inaspettato. Una sceneggiatura che eleva lo spagnolo al rango di eroe, in virtù di una doppietta fondamentale per sparigliare le carte in ottica tricolore. Insomma, un Pedro dà… l’altro toglie!

Metabolizzare la mancata qualificazione ai play-off della Champions League non sarà semplice: una fetta consistente di tifosi e addetti ai lavori non ha aspettato nemmeno il crisma dell’aritmetica per imbastire un processo sommario, che vede come principale imputato Antonio Conte.

Rimpianti e recriminazioni

Questo è un altro capolavoro tuo… il più riuscito!!!”, affermano un po’ tutti, senza paura di essere smentiti o contraddetti, parafrasando l’iconica battuta di Eduardo De Filippo, nella pièce teatrale “Natale in casa Cupiello”.

A suffragare questa tesi una statistica impietosa, che certifica il rapporto assai complicato tra l’allenatore e le Coppe europee: prima del Napoli, infatti, l’ultima squadra ad aver vinto l’anno precedente il campionato di una delle principali quattro Leghe (Premier, Liga, Serie A e Bundesliga) a essere eliminata al primo turno di Champions – fase a gironi e/o League Phase – fu la Juventus, nella stagione 2013/14, allenata proprio dall’Uomo del Salento. Se allarghiamo l’indagine pure alla Ligue1, il dato non migliora. Anzi, contribuisce a delegittimare il tecnico agli occhi di un ambiente deluso, oltre che imbufalito, poiché solamente in un’altra circostanza, annata 2017/18, il Monaco campione di Francia fu eliminato nei gruppi.

A testimoniare la minore attitudine europea del Napoli attuale sono i risultati deludenti ottenuti al cospetto di avversari abbordabili. Altro che le enormi difficoltà nella gestione del match decisivo contro il Chelsea. Vera beffa, perché gli azzurri sono crollati sul più bello, nonostante fossero in una situazione da dentro o fuori negli ultimi 90 minuti. Quindi, con un margine di incertezza sull’esito finale: scivolare fuori dalle 24 in vista del traguardo, oppure sorpassarlo all’ultimo istante. Però, a castigarli concretamente è stato fatale il pareggio di Copenaghen. Senza trascurare l’incidenza del pari interno con l’Eintracht Francoforte, squadra sicuramente di buon livello. Ma che, all’atto pratico, ha messo insieme appena quattro punti nell’arco dell’intera manifestazione. Eccole le gare che alimentano i rimpianti, risolte da piccoli dettagli, tipo amnesie individuali o errate letture di questo o quel reparto.

Forse è nata una stella

Nondimeno, nelle more di chi sproloquia, parlando appunto di fallimento, è possibile in ogni caso individuare delle sottotrame utili a narrare aspetti positivi. Menzione d’onore per Antonio Vergara, che ha scritto la pagina più importante della sua breve carriera, con una giocata sontuosa, degna delle sfavillanti notti che contraddistinguono la Coppa dalle Grandi Orecchie.

Napoli-Chelsea era il banco di prova perfetto per sciorinare una prestazione da protagonista assoluto. In fase di non possesso, sempre pronto a pressare, cercando l’intercetto, con l’intenzione di sporcare le linee di passaggio, recuperare e ripartire, ribaltando l’azione in campo aperto. In una partita dai ritmi intermittenti, dove l’intensità per larghi tratti l’ha fatta da padrone, il ragazzino cresciuto nel settore giovanile non s’è mai defilato per sfuggire ai duelli, in un centrocampo affollato.

E quando Caicedo o Andrey Santos hanno tentato di togliergli l’ossigeno, scivolava lateralmente, allontanandosi intelligentemente dall’half space di destra. Inoltre, è stato determinante in attacco, grazie alla sua forza straripante nell’aggredire lo spazio, cercando l’inserimento, nel movimento tipico della mezzala, abbinando gamba tonica a qualità nel tocco. Il suo gol entra a pieno titolo nella collezione dei gioielli più belli in questa League Phase di Champions. Un piccolo gioiello di coordinazione tecnica e precisione balistica. Magari martedì sera è nata una stella.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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